Nell’ultima seduta del Consiglio regionale della Calabria non è stata scritta una bella pagina. Al contrario, si è assistito all’ennesimo atto di improvvisazione legislativa che racconta bene lo stato confusionale con cui si tenta di affrontare la grave emergenza sanitaria calabrese.

Che senso ha legiferare per consentire ai medici di rimanere in servizio fino a 72 anni quando questa possibilità è già prevista dalla normativa nazionale per tutto il 2025 ed è, di fatto, in via di proroga anche per il 2026? La proroga è contenuta in un emendamento, richiesto anche dalla Conferenza Stato-Regioni, inserito nel decreto “Milleproroghe”, ormai prossimo all’approvazione definitiva.

Siamo di fronte a un’autentica patacca: un provvedimento inutile, propagandistico, che non aggiunge nulla a quanto già stabilito dalla legge dello Stato e che serve solo a costruire una narrazione di finto interventismo da parte della Giunta regionale guidata da Roberto Occhiuto.

Ancora più grave è il fatto che si proceda consapevolmente a compiere atti legislativi che appaiono illegittimi. La Calabria, infatti, è commissariata in materia sanitaria da oltre quindici anni ed è tuttora sottoposta a piano di rientro. In queste condizioni la Regione non dispone né della piena gestione né della potestà legislativa in ambito sanitario.

Mi sarei aspettato un atteggiamento ben diverso anche da parte dell’opposizione. Chi siede sui banchi della minoranza aveva argomenti solidi per dimostrare che questo provvedimento è inutile, dal momento che la norma è già in vigore per il 2025 e sta per essere prorogata a livello nazionale fino alla fine del 2026. Invece si è lasciato spazio alla propaganda.

Il problema vero, però, è un altro. Negli ultimi cinque anni, periodo in cui Occhiuto è stato eletto Presidente della Regione e nominato Commissario alla sanità, dotato – grazie ai Decreti Calabria – di poteri straordinari e di maggiori risorse, non è stato fatto alcun investimento serio nell’organizzazione delle strutture sanitarie e ospedaliere calabresi. Nulla per renderle competitive sul piano professionale, nulla per rafforzare i servizi territoriali necessari a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che continuano a restare sotto soglia.

A conferma di tutto ciò, il recente monitoraggio di AGENAS colloca gli ospedali calabresi agli ultimi posti in Italia, sia per qualità sia per prestazioni. Un dato che certifica il fallimento di una gestione basata su interventi tampone e annunci mediatici.

In questo contesto, la dichiarazione del capogruppo del Partito Democratico alla Provincia di Cosenza, Giuseppe Ciacco, va nella direzione giusta e dimostra che sulla sanità, nel PD, è necessario cambiare rotta. Non possono esserci iniziative legate solo alle scadenze elettorali: serve una proposta credibile, capace di far capire ai calabresi che è possibile una sanità che garantisca le cure e renda effettivo il diritto costituzionale alla salute.