Intelligenza artificiale

Le imprese italiane accelerano sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale, ma il mercato del lavoro non riesce a fornire tutte le professionalità richieste.

Il fenomeno riguarda anche la Calabria, dove nel 2025 risultano difficili da reperire 8.270 lavoratori con competenze digitali avanzate su 17.370 richieste complessive. Una quota pari al 47,6%.

Il dato emerge dall’elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato e restituisce un quadro preciso: quasi una figura specializzata su due richiesta dalle imprese calabresi non viene trovata facilmente.

Un gap che pesa sulla trasformazione delle imprese

La criticità riguarda competenze sempre più decisive per l’organizzazione aziendale.

L’analisi prende in considerazione professionalità necessarie per utilizzare e integrare nei processi produttivi strumenti come intelligenza artificiale, cloud computing, industrial internet of things, data analytics, big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

Per la Calabria il dato assume un peso particolare perché la difficoltà di reperimento rischia di rallentare il percorso di innovazione soprattutto delle micro e piccole imprese, che spesso hanno minori capacità di attrarre profili altamente specializzati.

Il confronto con le altre regioni

In valore assoluto, la Lombardia guida la classifica nazionale con 60.960 professionalità difficili da trovare su 121.440 richieste. Seguono Campania e Lazio.

La Calabria si colloca più in basso per numero complessivo di figure richieste, ma il rapporto tra domanda e disponibilità resta comunque elevato.

Il 47,6% di difficoltà di reperimento registrato nella regione significa che il problema non è marginale e interessa quasi metà del fabbisogno espresso dalle imprese.

Le imprese investono, ma mancano le persone

Secondo Confartigianato, il 71,8% delle imprese italiane ha già realizzato investimenti in almeno uno degli ambiti della transizione digitale.

La percentuale sale al 73,4% nei servizi e si attesta al 70,8% nei settori della manifattura, delle utilities e delle costruzioni.

Il nodo principale resta però il capitale umano. Il 58,6% delle imprese indica infatti la carenza di personale qualificato come il maggiore ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Non solo competenze: pesano norme, dati e costi

Le difficoltà non si fermano al reperimento dei lavoratori. Le aziende segnalano anche la scarsa chiarezza del quadro normativo, la qualità insufficiente dei dati disponibili, i timori legati a privacy e protezione delle informazioni e i costi ancora elevati di alcune tecnologie.

Ma è proprio la mancanza di competenze a rappresentare, secondo l’analisi, il primo vero freno alla diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese.

Granelli: «La sfida dell’Ia è una sfida sulle competenze»

Per il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, l’intelligenza artificiale può diventare un forte fattore di produttività e competitività, ma solo a condizione di avere persone capaci di governarla.

Da qui la necessità di rafforzare il collegamento tra scuola, università, sistema della formazione e imprese.

Un passaggio particolarmente importante anche per la Calabria, dove la difficoltà di trovare profili qualificati può tradursi in un doppio rischio: rallentare l’innovazione delle aziende e continuare a perdere giovani formati verso altri territori.

La vera partita si gioca sulla formazione

Il dato calabrese mette quindi in evidenza una contraddizione destinata a diventare sempre più centrale.

Da una parte cresce la domanda di innovazione. Dall’altra, quasi una professionalità su due tra quelle richieste con competenze digitali avanzate risulta difficile da reperire.

Per la Calabria la sfida non sarà soltanto investire in nuove tecnologie, ma costruire percorsi formativi capaci di trasformare quella domanda in occupazione qualificata e di trattenere sul territorio le competenze necessarie alla crescita delle imprese.