Carburanti, rincari ancora pesanti per trasporti e imprese: non bastano le misure del Governo
La Cgia segnala aumenti significativi nel 2026 e chiede interventi europei strutturali. Diesel oltre il 20% in più, costi in crescita per autotrasporto e servizi
La Cgia esprime un giudizio positivo sulle misure adottate dal Governo per contenere gli aumenti dei carburanti, ma avverte che per molte categorie economiche la situazione resta critica.
Nonostante il taglio delle accise di 20 centesimi al litro e il credito d’imposta previsto per alcuni mezzi pesanti, dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, pari a circa 34 centesimi al litro, mentre la benzina ha registrato un incremento del 3%.
Secondo l’associazione, le misure nazionali non sono sufficienti e serve un intervento coordinato a livello europeo per ridurre stabilmente la pressione fiscale sui prodotti energetici.
Impatto diretto sui costi delle imprese
L’aumento dei carburanti si traduce in un forte aggravio per le attività economiche legate alla mobilità. Rispetto alla fine del 2025, il costo per fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate è cresciuto di circa 172 euro, con un impatto annuo stimato in oltre 12.000 euro per singolo mezzo.
Il gasolio rappresenta mediamente il 30% dei costi operativi delle imprese di trasporto, rendendo il settore particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici.
Non solo autotrasporto, coinvolte più categorie
A subire le conseguenze non sono soltanto gli autotrasportatori, ma anche taxisti, operatori del trasporto pubblico e servizi Ncc.
Anche la mobilità elettrica non è immune: il costo della ricarica è passato da circa 70 a 100 euro, con un aumento del 43%, segno di una pressione generalizzata sull’intero sistema dei trasporti.
Oltre 300mila attività interessate in Italia
Il fenomeno coinvolge complessivamente oltre 306 mila attività in Italia.
Tra queste, circa 203.700 sono agenti di commercio, quasi 68.500 autotrasportatori, oltre 31.500 tra taxisti e Ncc e circa 3.000 bus operator.
Le regioni con il maggior numero di imprese sono Lombardia, Lazio e Veneto, mentre a livello provinciale si distinguono Roma, Milano e Napoli.
Distribuzione territoriale e squilibri regionali
La concentrazione più elevata di queste attività si registra lungo la dorsale adriatica, con Emilia-Romagna, Marche e Veneto ai primi posti per incidenza sul totale regionale.
A livello provinciale emergono Bologna, Ancona e Padova, mentre le realtà più piccole si trovano in territori come Aosta, Gorizia e Isernia.
La richiesta di interventi strutturali
Il quadro delineato evidenzia come il caro carburanti rappresenti un problema strutturale per l’economia italiana.
Secondo la Cgia, senza interventi più incisivi a livello europeo, il rischio è che l’aumento dei costi energetici continui a gravare su imprese e consumatori, alimentando un effetto a catena su prezzi, servizi e competitività del sistema produttivo.