Repubblica Rossa di Caulonia, la breve rivoluzione del 1945 in Calabria
Un ente comunista effimero che vide la luce tra i braccianti e si spense in appena tre giorni

Nel marzo del 1945, nell’entroterra reggino di Caulonia, esplose un’eco rivoluzionaria: nasceva la Repubblica Rossa di Caulonia, proclamata il 6 marzo 1945 da Pasquale Cavallaro, sindaco comunista del borgo calabrese. L’insurrezione fu innescata dal clima di tensione tra i contadini, vessati e sfruttati dai latifondisti locali, e dalla conseguente repressione a seguito dell’arresto del figlio del sindaco. In pochi istanti, l’azione si trasformò in un tentativo di cambiamento radicale per la comunità.
Celebrazione e struttura del nuovo ordine
Gli insorti occuparono ufficio postale, telegrafo, caserma dei Carabinieri e della Forestale, issando la bandiera rossa con falce e martello sul campanile della chiesa. La repubblica istituì un “Tribunale del popolo” per processare i notabili fascisti e un campo di internamento. Mortificati i simboli del potere agrario, i contadini insorsero nell’idea di un riscatto sociale e politico.
Una caduta rapida e cruenta
Nonostante le aspirazioni rivoluzionarie, la Repubblica durò appena tre giorni: il 9 marzo 1945 fu ripristinato l’ordine con l’intervento delle forze dell’ordine. Furono arrestate 365 persone, accusate di reati vari tra cui banda armata e omicidio. L’esperimento si concluse con la dimissione dello stesso Cavallaro, segnando la fine di una parentesi di intensità rivoluzionaria.
Un capitolo (fin troppo) breve della storia calabrese
Pur brevissima, l’esperienza della Repubblica Rossa di Caulonia rappresenta un momento eccezionale nella storia del Mezzogiorno: il tentativo di traslare dal diritto alla terra una richiesta di giustizia sociale repentina e radicale. Un episodio dominato da tensioni e attese, animato da una speranza breve quanto intensa. Ancora oggi, seppur poco presente nella storiografia ufficiale, è un simbolo del desiderio di uguaglianza che permeava la società contadina dell’epoca.