Edicola
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C’è un tempo in cui tutto scorre così velocemente che persino una notizia, appena pubblicata, sembra già vecchia. È il tempo del digitale, quello in cui la velocità nel raccontare ciò che accade sembra essere diventata quasi più importante della qualità di ciò che si racconta. E dentro questa corsa c’è un luogo che, più di altri, sta pagando il prezzo di questo cambiamento: l’edicola. Perché l’edicola non è mai stata soltanto un posto dove comprare un giornale. È stata un’abitudine, un appuntamento, quasi un piccolo rito quotidiano. Si usciva di casa, si attraversava una strada, si entrava in quel piccolo spazio fatto di giornali, riviste, copertine colorate e notizie ancora da leggere. Si sceglieva il proprio giornale e, per qualche minuto, il mondo sembrava avere ancora il tempo di aspettare. Oggi non abbiamo più l’affanno di arrivare in edicola per conoscere le notizie del giorno. Basta un’applicazione, basta un social, basta uno smartphone. Tutto arriva prima, tutto è immediatamente disponibile, tutto è infinitamente più veloce. Ma nel grande marasma delle notizie rischiamo di perdere qualcosa che non è soltanto la qualità dell’informazione. Rischiamo di perdere una certa romanticità del tempo. Quella dell’attesa. Della carta tra le mani. Del giornale piegato sotto il braccio. Del titolo letto lentamente, senza che dopo pochi secondi ne arrivino altri cento a chiedere la nostra attenzione.

L’ultima saracinesca

E così, mentre il digitale conquista spazio, le edicole diventano sempre più spesso spettatrici silenziose di una trasformazione che sembra non lasciare loro molto spazio. Alcune delle più iconiche del territorio, continuano a lottare per rimanere a galla, per tenere aperte quella saracinesche e non aggiungersi all’elenco, già lungo, delle edicole che hanno chiuso i battenti. È una lotta che riguarda un’attività commerciale, certo. Ma riguarda anche qualcosa di più. Perché quando chiude un’edicola non scompare soltanto un punto vendita. Scompare un pezzo di paesaggio urbano, un’abitudine, una presenza. Scompare un luogo nel quale per decenni qualcuno ha aspettato il giornale del mattino e qualcun altro lo ha venduto. E forse è proprio questo il dettaglio che rischiamo di dimenticare: dietro una saracinesca che si abbassa c’è sempre una piccola parte della nostra storia quotidiana che smette di essere visibile.

Il tempo che non torna

Oggi le edicole, un po’ come i giornali che custodiscono, soffrono l’avvento del digitale. E mentre tutti corrono verso il futuro, resta una domanda che forse dovremmo porci: chi si sta occupando di ciò che rischiamo di lasciare indietro?

La domanda non è di facile soluzione.

Perché non si può fermare il progresso e non si può chiedere al mondo di tornare indietro. Ma forse si può provare a non considerare tutto ciò che appartiene al passato come qualcosa di inutile, superato, destinato semplicemente a scomparire. Un’edicola può sembrare piccola, quasi insignificante dentro una città che cambia. Eppure, a volte, sono proprio i luoghi più piccoli a raccontare meglio le trasformazioni di una comunità. Un giorno potremmo accorgerci che quelle saracinesche abbassate non erano soltanto negozi che chiudevano. Erano pezzi di tempo che se ne andavano. E forse, quando le notizie correvano più piano, anche noi avevamo un po’ più di tempo per accorgercene.