La Procura di Cosenza ha chiesto l’archiviazione del fascicolo relativo alla morte di Simona Vanessa, la bambina di otto anni deceduta nel luglio 2025 all’interno della piscina del Parco Acquatico Santa Chiara di Rende. La richiesta è stata notificata alle parti coinvolte e ora sarà il giudice per le indagini preliminari a valutare la decisione finale.

La famiglia della piccola, costituita parte civile, potrà presentare opposizione, chiedendo ulteriori approfondimenti o contestando le conclusioni raggiunte dagli inquirenti.

La perizia medico-legale indica la congestione come causa del decesso

Elemento centrale dell’inchiesta è stata la perizia medico-legale, che ha attribuito la morte della bambina a una congestione, escludendo dunque un quadro chiaro di responsabilità penale a carico di terzi. Nella relazione viene inoltre evidenziato come, anche in presenza di un defibrillatore nella struttura, non vi sarebbe stata la certezza di poter salvare la vita alla minore.

Un passaggio che ha inciso in modo determinante sulla valutazione complessiva della Procura, portando alla richiesta di archiviazione dopo mesi di accertamenti.

La tragedia nell’estate 2025 e le prime ipotesi investigative

La vicenda risale a un pomeriggio di luglio 2025, quando la bambina accusò un malore mentre si trovava in acqua. Le prime ricostruzioni parlarono di un possibile episodio legato a una congestione dovuta all’assunzione di cibo in condizioni di caldo elevato, seguito da un peggioramento improvviso fino all’annegamento.

Nelle fasi immediatamente successive furono avviate le manovre di soccorso, prima da un familiare e poi da personale sanitario presente sul posto. I carabinieri della Compagnia di Rende acquisirono le immagini di videosorveglianza e la struttura venne posta sotto sequestro per consentire tutti gli accertamenti necessari.

Le verifiche sulla sicurezza e la posizione degli inquirenti

Tra gli aspetti analizzati durante l’indagine anche la presenza dei bagnini e l’assenza di un defibrillatore nella struttura, elementi inizialmente finiti sotto la lente degli investigatori per verificare eventuali responsabilità.

Tuttavia, alla luce degli esiti medico-legali e delle verifiche svolte, la Procura ha ritenuto che non emergano profili di colpa tali da sostenere un’accusa in sede penale.

Resta ora attesa la decisione del gip, che dovrà stabilire se accogliere la richiesta di archiviazione o disporre ulteriori accertamenti su una vicenda che ha profondamente colpito l’intera comunità.