È stato arrestato in Spagna Domenico Paviglianiti, 64 anni, detto “Don Micò”, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ’ndrangheta operante nella provincia reggina, con proiezioni anche nel Nord Italia e all’estero. Il fermo è avvenuto nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, attraverso la Direzione distrettuale antimafia, e condotte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

Paviglianiti era irreperibile dal 2022, quando nei suoi confronti era stato emesso un ordine di esecuzione per cumulo pene dalla Procura della Repubblica di Bologna. Il provvedimento disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi.

Le indagini e il fermo a Soria

L’uomo è stato individuato grazie al lavoro della Guardia di Finanza e dell’Udyco, la Unidad de Droga y Crimen Organizado della polizia spagnola, specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali. Decisiva anche la cooperazione giudiziaria e di polizia avviata dal Gico della Guardia di Finanza, con il supporto di organismi investigativi nazionali e internazionali.

Secondo quanto ricostruito, il monitoraggio di alcuni soggetti rientranti nella sfera relazionale del latitante e i frequenti viaggi dall’Italia alla Spagna avrebbero consentito di avviare un’attività di osservazione e pedinamento. Gli investigatori hanno così individuato Paviglianiti a Soria, località dell’entroterra spagnolo a circa 200 chilometri da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante.

Il profilo criminale

Il percorso criminale di Domenico Paviglianiti si inserisce nel contesto della cosiddetta seconda guerra di ’ndrangheta, tra il 1985 e il 1991. In quel periodo, secondo gli inquirenti, avrebbe rivestito un ruolo di primo piano, schierandosi a sostegno della cosca De Stefano nella contrapposizione con il gruppo Condello, in una fase segnata da numerosi omicidi che hanno inciso sugli equilibri mafiosi della provincia reggina.

Nel corso degli anni Paviglianiti è stato destinatario di diversi provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. In particolare, era stato condannato all’ergastolo, poi rideterminato in 30 anni di reclusione, per fatti commessi a partire dagli anni Ottanta, e successivamente condannato anche per omicidio e altri gravi reati.

Il precedente e il mandato europeo

Già nel 1996 e nel 2021, dopo periodi di latitanza, Paviglianiti era stato individuato e arrestato in Spagna. Nel 2022 era stata inoltre emessa nei suoi confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, rimasta ineseguita a causa della sua irreperibilità.

Nel luglio dello stesso anno era stato emanato un nuovo mandato d’arresto europeo. Nei prossimi giorni saranno avviate le procedure per il trasferimento in Italia, dove Paviglianiti dovrà espiare la pena detentiva a suo carico.