Gasolio alle stelle e margini ridotti all’osso: «Così le piccole aziende agricole non reggono più»
Da Luzzi il racconto di Gianfranco e Sonia: «Vendiamo le melanzane a 1,50 euro al chilo, ma produrle costa già un euro. Il resto se ne va tra carburante, consegne e gestione»

Dall’azienda agricola di Sonia e Gianfranco, tra Luzzi e Montalto Uffugo, il racconto delle difficoltà quotidiane di chi produce e vende direttamente. «Su una melanzana venduta a 1,50 euro al chilo, il margine è ormai ridotto al minimo»
Il prezzo finale che il consumatore vede sul banco racconta solo una parte della storia. Dietro un chilo di melanzane, un barattolo di conserve o una consegna a domicilio ci sono carburante, lavorazione dei terreni, irrigazione, manodopera, mezzi agricoli e spese di gestione che negli ultimi anni hanno ridotto sempre di più i margini delle piccole aziende.
A raccontarlo è Gianfranco, che insieme alla moglie Sonia conduce un’azienda agricola nata nel 2019 dalla passione per la terra e per la produzione diretta. Una realtà familiare che lavora tra le montagne di Luzzi e le colline di Montalto Uffugo, nel Cosentino, e che oggi si trova a fare i conti con costi sempre più difficili da sostenere.
«Il gasolio agricolo è arrivato a cifre che per noi stanno diventando spropositate. Lavoriamo anche con le consegne e con la vendita diretta e ormai una parte importante di quello che dovrebbe essere il nostro margine viene assorbita dal carburante», spiega Gianfranco.

«Vendiamo le melanzane a 1,50 euro, ma produrle ci costa già un euro»
Il problema, racconta l’imprenditore agricolo, emerge con particolare evidenza quando si guarda al prezzo di vendita dei prodotti.
«Una melanzana venduta a 1,50 euro al chilo oggi può sembrare cara rispetto a qualche anno fa, ma per produrla arriviamo a spendere circa un euro. Quei cinquanta centesimi che restano non sono guadagno vero, bisogna ancora pagare il carburante per le consegne e tutte le altre spese».
È proprio qui che si misura la distanza tra il prezzo pagato dal consumatore e quanto realmente rimane nelle tasche di chi produce. L’aumento dei costi non riguarda infatti una sola voce. Mezzi agricoli, energia, materiali, trasporti e manutenzione incidono sull’intero ciclo produttivo, mentre per le piccole aziende diventa difficile scaricare completamente gli aumenti sul prezzo finale senza rischiare di perdere clienti.
«La situazione sta diventando sempre più insostenibile. Le piccole realtà sono in affanno, alcune sono davvero al limite. Si fanno i salti mortali per riuscire, alla fine del mese, a ricavare quello che dovrebbe essere uno stipendio», aggiunge Gianfranco.
Una frase che fotografa una condizione sempre più frequente nelle campagne, lavorare molto, assumersi il rischio dell’impresa, affrontare imprevisti climatici e oscillazioni dei costi per ritrovarsi con margini ridottissimi.

Centomila metri quadrati coltivati tra ortaggi, ulivi e castagneti
Quella di Sonia e Gianfranco non è un’attività improvvisata. L’azienda agricola nasce nel 2019 e si sviluppa su una superficie di oltre 100mila metri quadrati, distribuiti tra il territorio di Luzzi e le colline montaltesi.
Una parte dei terreni è destinata a castagneto e oliveto, dai quali viene ricavato anche olio extravergine di oliva. Il resto delle superfici viene utilizzato per l’orticoltura, con produzioni destinate sia al consumo fresco sia alla trasformazione.
Proprio dagli ortaggi coltivati direttamente nasce anche la materia prima utilizzata per le conserve aziendali, realizzate seguendo ricette legate alla tradizione contadina. Il modello è quello di una piccola azienda familiare che prova a mantenere insieme metodi tradizionali e soluzioni più moderne, senza alterare le caratteristiche naturali dei prodotti.
La vendita diretta rappresenta uno dei punti di forza di questo tipo di realtà perché consente di accorciare la filiera e creare un rapporto diretto tra produttore e consumatore. Ma anche questa scelta ha un costo.
«Noi facciamo le consegne proprio per mantenere il rapporto diretto con i clienti. Però ogni chilometro significa carburante. Se il costo del gasolio continua a salire, anche un sistema che dovrebbe aiutare il produttore a trattenere più valore finisce per diventare un’altra voce pesante di spesa», sottolinea Gianfranco.
Piccole aziende strette tra prezzi e costi sempre più alti
La storia dell’azienda di Sonia e Gianfranco diventa così uno spaccato delle difficoltà che attraversano molte piccole imprese agricole calabresi. Da una parte c’è la necessità di garantire prodotti di qualità e mantenere prezzi accessibili. Dall’altra ci sono costi che continuano a comprimere il margine di chi lavora la terra.
Il rischio è che siano proprio le realtà più piccole, quelle che mantengono vivo il territorio, coltivano produzioni locali e vendono direttamente, a pagare il prezzo più alto.
«Non chiediamo di guadagnare cifre fuori dal mondo. Chiediamo semplicemente di poter lavorare e arrivare a fine mese con uno stipendio dignitoso. Oggi, invece, ogni aumento ci costringe a rifare i conti e a chiederci fino a quando riusciremo a resistere».
Dietro il prezzo di una melanzana, dunque, o di una altro ortaggio o prodotto della terra c’è molto più di quanto appare. C’è il costo di un trattore che entra nei campi, quello dell’acqua, delle lavorazioni, della raccolta e infine del furgone che porta il prodotto direttamente al cliente. E quando, alla fine di questa catena, restano pochi centesimi, il problema non riguarda soltanto una singola azienda, riguarda la capacità stessa delle piccole produzioni agricole di continuare a esistere.
