slot machine
slot machine

Quindici misure cautelari nell'inchiesta sulle macchinette manomesse. Una seconda scheda elettronica e un telecomando per alterarne il funzionamento. Gli accertamenti puntano anche a chiarire le conseguenze per chi giocava e perdeva i propri soldi.

Non soltanto una truffa ai danni dello Stato. Dietro il sistema delle slot machine truccate, scoperto dalla Procura di Cosenza e sfociato questa mattina in 15 misure cautelari, potrebbe nascondersi anche un altro imbroglio: quello ai danni dei giocatori.

Le macchinette sarebbero state modificate attraverso l'installazione di una seconda scheda elettronica nascosta, azionabile con un telecomando. Un sistema che avrebbe consentito di sottrarre parte delle giocate alla contabilizzazione ufficiale, evitando il pagamento delle imposte dovute allo Stato.

Le probabilità di vincita sotto la lente degli investigatori

Ma gli accertamenti riguardano anche le possibili conseguenze per i giocatori. Il sospetto da chiarire è se le alterazioni servissero soltanto a evadere il fisco oppure anche a modificare le probabilità di vincita, trasformando le slot in macchine capaci di incassare denaro riducendo ulteriormente le possibilità di restituirlo.

Su questo secondo aspetto non ci sono ancora conclusioni definitive. Ma la questione è enorme, perché chi infila denaro in una slot pensa di affidarsi alla fortuna, a un gioco regolamentato nel quale le probabilità di vincita dovrebbero rispettare parametri precisi.

E se invece quelle probabilità fossero state manipolate, non sarebbe più soltanto una questione di fortuna o sfortuna. Sarebbe un imbroglio.

L'illusione della vincita e il meccanismo che alimenta la dipendenza

Ma c'è un'altra truffa, ancora più subdola, che non ha bisogno di schede clandestine o telecomandi: l'illusione di poter vincere. È su questa illusione che prospera la dipendenza dal gioco d'azzardo. Si perde, si continua a giocare per recuperare, si perde ancora. E quando finalmente arriva una vincita, magari dopo centinaia di euro inghiottiti dalla macchinetta, ci si convince che la fortuna abbia cambiato direzione. Ma anche quella volta che vinci, dopo aver perso mille volte, alla fine hai perso lo stesso. Perché quella vincita non cancella tutto il denaro lasciato nelle slot, né le ore trascorse davanti a uno schermo, né i debiti e le conseguenze che la ludopatia può provocare nelle famiglie.

Il vero affare non è la vincita del giocatore, ma la sua ostinazione a continuare. Le macchinette sono progettate per garantire nel lungo periodo un vantaggio economico a chi le gestisce. E se a questo meccanismo si aggiungesse anche la manipolazione clandestina delle probabilità, il giocatore si ritroverebbe davanti a un doppio inganno.

La morale è che la slot non ha bisogno di essere truccata per farti perdere. Il gioco è già costruito perché, alla lunga, sia il banco a guadagnare. E quella vincita che aspetti come una liberazione rischia di essere soltanto il motivo per cui continuerai a perdere.