La pioggia cade, fitta e nervosa. I tuoi rompono il silenzio. Si chiudono le finestre, si conserva ciò che si può in casa per evitare che la tempesta porti via ciò che sta sul balcone, in giardino. Un'altra notte disturbata e insonne. Un'altra notte chiassosa, arrabbiata. Un'altra notte di tempesta. La mattina arriva, lo fa con un bollettino di bilanci, foto, danni. La pioggia scatena la sua rabbia in sinergia col mare. Il vento e l'acqua collaborano a distruggere una Calabria sanguinante, che stesa a terra cerca di rialzarsi con le poche forze che ha. Ed in mezzo al fango, in mezzo ai detriti ed alle frane, ognuno nella propria casa osserva il soffitto, sperando che un albero non distrugga la macchina nuova, quella appena comprata. Congiunge le mani sperando che una frana non irrompa nella propria abitazione. Che non venga inondata la strada che la mattina successiva lo dovrà portare a lavoro. Le preghiere con lo sguardo rivolto al soffitto. Quelle più vere, quelle intrise di paura. Quelle che cercano un aiuto. Leopardi scriveva "O natura, Natura, perchè non rendi poi quel che prometti allor? Perchè di tanto inganni i figli tuoi?". Adesso quella domanda sembra risuonare più forte che mai. Scatenata contro la punta dello stivale, spazza via quel poco che ha, come una guerra divina senza colpevoli. Eppure si deve pur cercare un colpevole quando si è costretti ad abbandonare la propria abitazione, quando la tua auto è stata distrutta da un albero, quando le pareti allagate portano via anni di sacrifici. Ed i sacrifici di una vita se ne vanno via, così, in una notte di tempesta. 

Cassano allo Ionio è tra i Comuni che più soffre il peso di questo macigno. Le immagini disastrate non possono non angosciare chi le osserva. Foto di una guerra, intere aree rase al suolo. Strade allagate. Strade disastrate. Territori isolati. E poi, persone sfollate. C'è chi ha perso tutto. C'è chi usa un fornello per cucinare. Chi cerca asilo nelle strutture che accolgono chi si è trovato senza nulla da un giorno all'altro. Mentre la pioggia continua a cadere, uomini e mezzi lavorano senza sosta. Le squadre del Consorzio di Bonifica rimuovono tronchi, detriti, fango, liberano canali e fossi, cercano di restituire al territorio un minimo di normalità. Di dignità. È un lavoro lento, quasi ostinato, fatto di pale, ruspe e silenzi. In mezzo a questo scenario, la rabbia della gente convive con una forza ostinata, quella di chi non vuole arrendersi. Si distribuiscono pasti caldi, si cerca un tetto per chi non ne ha più uno, si stringono mani sporche di terra e di lacrime. 

E nella distruzione si cerca la speranza. Quella speranza nelle preghiere della sera. Si congiungono le mani nella solitudine. Ma poi si cerca uno sguardo di umanità in mezzo agli altri. Natura, che dividi e congiungi. E così questa terra fragile, che è la Calabria, scoprendo i suoi punti deboli, riscopre quelli forti. Quelli del sostegno, della solidarietà, dell'esserci. Gli uni con gli altri. Ed i figli impauriti adesso hanno bisogno di genitori. Genitori che vediamo nei volti della politica. Genitori di cui si cerca l'abbraccio protettivo, la parola di conforto, come bambini spaventati da un nemico invisibile.