Olio Lametia DOP, il Ministero rinnova i controlli: ecco chi può usare davvero il marchio
Il Ministero dell’Agricoltura autorizza RINA AGRIFOOD per le verifiche sulla filiera: ecco le regole del disciplinare tra varietà Carolea, confini di produzione e controlli

L’operatività del nuovo sistema di vigilanza
Alla vigilia della nuova raccolta delle olive, il Ministero dell’Agricoltura rinnova il sistema di controllo sull’olio extravergine Lametia DOP. Il provvedimento, pubblicato il 30 settembre dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione delle frodi, autorizza RINA AGRIFOOD a verificare il rispetto del disciplinare da parte di olivicoltori, frantoi e confezionatori. Non si tratta, in realtà, di un passaggio a un nuovo controllore. RINA AGRIFOOD è la denominazione assunta nel 2024 da Agroqualità, la società che già certificava la DOP Lametia. L’autorizzazione ministeriale rende però operativo il sistema di vigilanza dopo l’aggiornamento del disciplinare approvato definitivamente lo scorso 30 luglio.
I requisiti del disciplinare: varietale, territorio e resa
Il punto essenziale è che non basta produrre olio nella Piana di Lamezia per poter scrivere “Lametia DOP” sulla bottiglia. Il marchio può essere utilizzato soltanto dagli operatori inseriti nel sistema di controllo e per l’olio ottenuto rispettando tutte le condizioni previste. La materia prima deve provenire per almeno il 90 per cento dalla varietà Carolea. Le altre cultivar possono concorrere complessivamente per non più del 10 per cento. Anche la provenienza è rigidamente delimitata: le olive devono essere raccolte nei territori indicati dal disciplinare, comprendenti interamente o parzialmente Curinga, Filadelfia, Francavilla Angitola, Lamezia Terme, Maida, San Pietro a Maida, Gizzeria, Feroleto Antico e Pianopoli. La produzione massima negli oliveti specializzati non può superare i 130 quintali per ettaro. La raccolta deve concludersi entro il 15 gennaio e le olive devono essere molite entro due giorni.
Controlli di filiera e garanzia per i consumatori
Anche frangitura, conservazione e confezionamento sono sottoposti a verifiche. Soltanto il prodotto che supera i controlli e presenta le caratteristiche chimiche e organolettiche previste può arrivare sul mercato con il nome protetto. L’organismo autorizzato dovrà controllare la provenienza delle olive, i quantitativi prodotti, il lavoro dei frantoi, i lotti confezionati e la corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente immesso in commercio. Per produttori e trasformatori significa registri, comunicazioni, verifiche documentali, sopralluoghi e analisi sul prodotto. Per il consumatore, invece, il significato è più semplice: “Lametia DOP” non indica genericamente un olio calabrese e neppure qualsiasi extravergine prodotto nel Lametino. Identifica un olio ottenuto prevalentemente dalla Carolea, prodotto in una zona precisa e lungo una filiera sottoposta a certificazione. La nuova autorizzazione arriva proprio mentre nei frantoi si prepara la campagna olearia. Saranno quindi i controlli sul campo, e non soltanto il richiamo alla tradizione stampato sulle confezioni, a stabilire quali bottiglie potranno portare legittimamente il nome Lametia DOP.