Carlo Tansi su elicottero
Carlo Tansi su elicottero

Il geologo ed ex capo della Protezione civile regionale traccia una mappa delle fragilità del territorio, dagli isolatori sismici alle grandi faglie calabresi, fino agli argini dei fiumi e al rischio alluvioni. Poi il passaggio sulla sua esperienza istituzionale e politica: «Non tornerò, faccio il geologo, quello che so fare meglio»

Isolatori sismici, faglie e grandi terremoti: «Dobbiamo passare dalla paura alla prevenzione»

Non aspettare che la terra tremi, ma costruire e adeguare gli edifici affinché possano assorbire gli effetti di un terremoto. È da questo principio che Carlo Tansi, geologo ed ex responsabile della Protezione civile della Regione Calabria, parte per affrontare uno dei problemi strutturali di una regione caratterizzata da una pericolosità sismica molto elevata. La classificazione nazionale individua infatti nella zona 1 quella a più alta sismicità e nella zona 2 quella medio-alta. Al centro del ragionamento di Tansi ci sono gli isolatori sismici, dispositivi collocati generalmente tra la struttura in elevazione e le fondazioni, capaci di ridurre significativamente la trasmissione del movimento del terreno all'edificio. «Possiamo immaginarli come degli ammortizzatori. Vengono messi alla base dell'edificio e hanno il compito di attenuare le oscillazioni che il terremoto trasmette alla struttura. Il sisma avviene ugualmente, naturalmente, ma l'edificio ne riceve gli effetti in maniera molto più contenuta». Un punto, quest'ultimo, che richiede una precisazione tecnica, ovvero, un isolatore non trasforma, in senso scientifico, un terremoto di magnitudo 8 in uno di magnitudo 2 o 3, perché la magnitudo misura l'energia liberata dal sisma alla sorgente e non cambia in funzione dell'edificio. Ciò che può essere drasticamente ridotto è invece il livello di accelerazione e di sollecitazione trasmesso alla costruzione, con conseguenze decisive sulla sua capacità di resistere. Tansi richiama l'esperienza di Paesi come Giappone, Cile e Stati Uniti, dove le tecnologie di isolamento e dissipazione sono ampiamente utilizzate nell'ingegneria antisismica. Le normative differiscono però da Paese a Paese e l'isolamento alla base non costituisce un obbligo generico per qualsiasi edificio. Per il geologo, il punto politico e culturale resta comunque un altro: «In Italia abbiamo norme antisismiche che stabiliscono criteri rigorosi nella progettazione, nel dimensionamento delle strutture, nell'utilizzo di acciaio e calcestruzzo. Ma dobbiamo compiere un ulteriore passo in avanti. Servirebbe una scelta nazionale forte che incentivi in maniera sistematica queste tecnologie». Accanto agli isolatori, Tansi richiama i sistemi dissipativi, quelli che nel linguaggio comune possono essere definiti “smorzatori”, installati in punti della struttura per dissipare parte dell'energia prodotta dalle oscillazioni. Intervenire sul nuovo è certamente più semplice, ma anche gli edifici esistenti possono essere migliorati. «Naturalmente adeguare un edificio vecchio è più complesso rispetto a costruirne uno nuovo già progettato con questi sistemi, ma si può fare. Esistono tecniche di consolidamento e miglioramento sismico che permettono di ridurre sensibilmente la vulnerabilità del patrimonio edilizio». Per Tansi, in Calabria il problema è anche culturale. «Quando arriva un terremoto spesso prevalgono ancora paura, fatalismo e scongiuri. La prima risposta dovrebbe invece essere chiedersi quanto sia sicura la casa in cui viviamo e cosa possiamo fare per migliorarla». E respinge anche un'associazione ricorrente dopo le scosse, ovvero quella tra caldo e terremoti. «Il caldo non c'entra assolutamente nulla con l'origine dei terremoti. Sono fenomeni geologici legati alla dinamica della crosta terrestre». Da qui la mappa delle aree calabresi più esposte. Tansi individua nel Pollino, nella Valle del Crati, nella fascia del Cosentino, nell'area di Rossano e della Sibaritide, nell'istmo catanzarese e soprattutto nella Calabria meridionale alcuni dei settori sui quali mantenere più alta l'attenzione. Descrive nel Cosentino sistemi di faglie lungo la Valle del Crati, citando il settore occidentale tra San Fili e San Marco Argentano e quello orientale verso Tarsia e Rogliano, oltre alla fascia della Sibaritide e di Rossano. Scendendo verso sud richiama poi strutture tettoniche che interessano il territorio tra Lamezia Terme e Catanzaro e il sistema della Calabria meridionale fino allo Stretto.

 

 

Mappa 

«La Calabria è attraversata da numerose faglie. Nel Reggino, nel Vibonese e in parte del Catanzarese abbiamo strutture di notevole estensione. In linea generale, una faglia capace di rompersi su una lunghezza maggiore può generare terremoti più energetici». Tansi ricorda la lunga sequenza del 1783, che devastò la Calabria meridionale causando oltre 30 mila vittime, e il terremoto del 1638, responsabile di migliaia di morti. Il riferimento più drammatico resta però il terremoto dello Stretto del 28 dicembre 1908 con una scossa di magnitudo 7.1 accompagnata da un maremoto, con circa 80 mila vittime secondo la stima riportata dalla Protezione civile nazionale e dall'INGV. Fu una delle più gravi catastrofi sismiche della storia italiana, “il terremoto più violento della storia dell'umanità”.

Dal mare sempre più caldo al rischio alluvioni: «Fiumi e alvei devono essere messi in sicurezza prima dell'emergenza»

Dal rischio sismico a quello idrogeologico il principio, per Tansi, non cambia, prevenire costa meno, in termini economici e soprattutto umani, rispetto a intervenire dopo una catastrofe. La seconda parte della sua analisi riguarda piogge intense, alluvioni, mareggiate e le conseguenze di un'atmosfera più calda e ricca di umidità. «Negli ultimi anni abbiamo visto temperature del mare molto elevate, accompagnate da periodi estivi estremamente caldi e da lunghe fasi senza precipitazioni. quest'anno siamo arrivati a circa 3 mesi ininterrotti di caldo estremo. Il mare accumula energia e la restituisce lentamente, continuando a mantenere temperature relativamente elevate anche quando l'aria comincia a raffreddarsi».

Carlo Tansi

Tansi utilizza l'immagine di un grande termosifone naturale. «Pensiamo a un termosifone di ghisa anche quando viene spento continua per un certo tempo a rilasciare il calore accumulato. Il mare fa qualcosa di simile. Se resta molto caldo durante l'estate, conserva una parte di quell'energia nei mesi successivi».

Il fenomeno fisico richiamato è quello dell'evaporazione e del trasferimento di calore e umidità dal mare all'atmosfera. Un Mediterraneo molto caldo può fornire maggiore energia e vapore acqueo alle perturbazioni quando si verificano le condizioni atmosferiche adatte. Tutto questo ad ogni modo non permette di stabilire in anticipo il numero o la violenza dei cicloni che interesseranno la Calabria in una determinata stagione. Tansi esprime comunque una forte preoccupazione: «Dobbiamo prepararci a fenomeni meteorologici molto intensi.».

Ed è qui che il geologo sposta l'attenzione sui corsi d'acqua. Uno dei casi simbolo è il Crati

«Ho girato anche con i giornalisti di PresaDiretta e abbiamo visto direttamente la situazione. Ci sono tratti che sono stati sistemati dopo eventi recenti, ma questo non basta. Non possiamo procedere per pezzi, intervenendo soltanto dove un'alluvione ha già provocato un danno. Serve una manutenzione complessiva e programmata».

Tansi sostiene che una parte consistente delle opere di difesa idraulica del fiume risalga a molti decenni fa e ritiene necessario un intervento organico sull'intero sistema degli argini. Non indica la strada dei cantieri pluridecennali, ma quella di una programmazione concentrata: «Con risorse adeguate e un progetto serio si potrebbe intervenire in tempi molto più rapidi di quanto spesso si pensi. Cinquanta o cento milioni destinati realmente alla messa in sicurezza possono cambiare radicalmente la situazione. Quello che non funziona è continuare con progetti frammentati».

E proprio la vegetazione negli alvei è un altro dei problemi sollevati da Tansi. «Non è sufficiente guardare gli argini. Bisogna guardare dentro i fiumi. Un alveo invaso dalla vegetazione e pieno di materiale può diventare estremamente pericoloso durante una piena. Tronchi e detriti possono accumularsi contro ponti e restringimenti, creando sbarramenti e aggravando improvvisamente gli effetti dell'alluvione».

Il Crati non è però l'unica criticità. Tansi cita il Noce e diversi corsi d'acqua del Reggino, del Catanzarese e del Lametino. «Sono problemi che si trascinano da anni perché in Calabria si è investito troppo poco sulla prevenzione. La logica resta troppo spesso quella dell'emergenza: si interviene quando il danno è già avvenuto».

Sul tema delle risorse pubbliche Tansi formula poi una critica ancora più dura, che resta una sua valutazione: «Quando arrivano grandi quantità di denaro tutte insieme per affrontare le emergenze, i controlli diventano ancora più importanti. Il rischio è che si creino spazi per interessi “sporchi”, che possano avvantaggiare imprese vicine a determinati ambienti. Servono gare realmente aperte, controlli, trasparenza e regole che permettano una concorrenza effettiva».

Il geologo contesta in particolare la logica dei «bandi troppo restrittivi», che a suo giudizio rischiano di ridurre il numero degli operatori in grado di partecipare. 

Ma per Tansi non tutte le responsabilità possono essere attribuite alle istituzioni. Esiste anche una responsabilità individuale, che comincia dalla conoscenza del territorio sul quale si è scelto di abitare.

«Se vivo vicino a un fiume devo sapere se la mia abitazione si trova in un'area potenzialmente allagabile. Prendiamo, per esempio, zone come Zumpano, vicine al Crati, un cittadino deve avere consapevolezza del rischio, consultare le mappe, rivolgersi a tecnici, geologi e ingegneri e verificare se l'edificio può essere migliorato e messo maggiormente in sicurezza». Tansi parla anche degli incentivi messi a disposizione per il patrimonio edilizio. «Abbiamo avuto strumenti come il Sismabonus totalmete inutilizzato.

I danni del maltempo a Zumpano
I danni del maltempo a Zumpano

A questo si aggiunge la piaga dell'abusivismo edilizi, il 54 per cento in Calabria, che per il geologo aumenta ulteriormente la vulnerabilità del territorio.

Dalla Protezione civile alla politica, Tansi chiude la porta a un ritorno: «Torno a fare ciò che so fare meglio, il geologo»

Il discorso sulla prevenzione porta inevitabilmente Tansi alla propria esperienza alla guida della Protezione civile calabrese e alla successiva parentesi politica. Alla domanda su un possibile ritorno in politica, il geologo ripercorre innanzitutto la vicenda della sua uscita dalla struttura regionale. «Dopo tutto quello che avevo fatto alla Protezione civile, dopo aver costruito un sistema ritenuto tra i migliori d'Italia, sono stato estromesso. Avevamo ricevuto riconoscimenti importanti e nel 2018 arrivò anche un premio nazionale per l'innovazione. Avevo toccato interessi enormi e alla fine sono stato mandato via». Nel maggio 2018 la Protezione civile calabrese guidata da Tansi ottenne effettivamente un riconoscimento al Forum PA per l'innovazione tecnologica; la sua biografia ricorda inoltre altri riconoscimenti ricevuti dalla struttura in quegli anni. Sul piano giudiziario, nell'aprile 2026 il Tribunale del lavoro di Catanzaro ha stabilito con sentenza definitiva l'illegittimità della sua rimozione dalla guida della Protezione civile regionale avvenuta nel 2018. «Per me quella sentenza è stata importante – racconta Tansi – perché è arrivata dopo anni e ha stabilito che quell'estromissione era illegittima. Dopo quell'esperienza avevo deciso di continuare le mie battaglie da un'altra posizione, provando a trasferire nella politica ciò che avevo cercato di fare come tecnico».

Da questa esperienza nacque il movimento civico Tesoro Calabria e la candidatura alla presidenza della Regione alle elezioni del gennaio 2020. Tansi ricorda «circa 60 mila voti».  «Se fossimo entrati Consiglio regionale avremmo dato molto fastidio" Arrivò quindi il rapporto con Luigi de Magistris in vista delle successive regionali. L'accordo fu annunciato pubblicamente l'8 febbraio 2021: prevedeva il sostegno di Tansi alla candidatura di de Magistris alla presidenza della Regione e, in caso di vittoria, l'indicazione di Tansi alla presidenza del Consiglio regionale. Il rapporto politico si interruppe però pochi mesi dopo, nel giugno dello stesso anno, con Tansi che motivò pubblicamente la rottura sostenendo che il percorso di condivisione inizialmente prospettato non si fosse concretizzato. Oggi, però, quella parentesi viene considerata chiusa. La politica no nella maniera più assoluta. Non tornerò a farla. Preferisco continuare come geologo, perché è quello che so fare meglio». Chiaro e definitivo Carlo Tansi.