Eugenio Facciolla
Eugenio Facciolla

Eugenio Facciolla non è stato condannato per corruzione. Non è stato condannato per falso. E la delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura gli aveva negato la conferma alla guida della Procura di Castrovillari è stata annullata dalla giustizia amministrativa. Tre passaggi giudiziari che riportano al centro una domanda: che cosa succede alla carriera di un magistrato quando le vicende sulle quali si è fondata una valutazione negativa finiscono con esiti favorevoli all'interessato?

Il Tribunale di Salerno dichiara inammissibile l'impugnazione sul falso

L'ultima decisione arriva da Salerno. Il Tribunale collegiale, presieduto da Ubaldo Perrotta, ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della Procura contro l'assoluzione di Facciolla dall'accusa di falso. Si chiude così anche il capitolo penale rimasto aperto dopo la sentenza del 18 luglio 2025.
Quella sentenza aveva già cancellato l'accusa di corruzione nei confronti dell'ex procuratore di Castrovillari, difeso dall'avvocato Antonio Zecca. Assolti anche Vito Tignanelli, agente della Polizia stradale, e la moglie Marisa Aquino, entrambi assistiti dall'avvocato Pasquale Vaccaro. La Procura non aveva impugnato le assoluzioni per corruzione, che erano quindi diventate definitive.
Restava il falso. Anche per questa contestazione Facciolla era stato assolto in primo grado, per non aver commesso il fatto, ai sensi dell'articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale. L'impugnazione dell'accusa non ha superato il vaglio di ammissibilità.

L'inchiesta sugli incarichi per le intercettazioni e l'accusa di corruzione

La storia giudiziaria era cominciata con gli incarichi per le intercettazioni telefoniche e ambientali affidati, tra il 2016 e il 2018, alla Stm srl, società riconducibile a Tignanelli e Aquino. Secondo l'accusa, Facciolla avrebbe favorito l'azienda ricevendo in cambio una scheda telefonica e un impianto di videosorveglianza installato nei pressi della sua abitazione cosentina.
Per il magistrato erano stati chiesti tre anni di reclusione, per i due coniugi due anni ciascuno. Nessuna di quelle richieste ha trovato accoglimento nella sentenza.

Il secondo filone giudiziario e le contestazioni legate all'inchiesta Stige

L'altro filone, quello dei falsi, era nato dagli accertamenti sui presunti rapporti del maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco con ambienti criminali, nell'ambito di vicende investigative collegate all'inchiesta Stige. Gli approfondimenti avevano coinvolto anche Facciolla e l'appuntato Alessandro Nota.
Il primo grado aveva distinto le responsabilità: assoluzione per Facciolla, condanna a un anno per Greco e a otto mesi per Nota. La decisione odierna riguarda l'impugnazione dell'assoluzione di Facciolla, non gli esiti processuali degli altri imputati.

La decisione del Csm e le ragioni della mancata conferma

Ma per comprendere la portata della vicenda bisogna tornare al novembre 2019, quando scadde il primo quadriennio di Facciolla alla guida della Procura di Castrovillari.
Il Csm decise di non confermarlo. La delibera del 7 febbraio 2024 richiamava la mancanza delle condizioni di indipendenza ed equilibrio considerate indispensabili per ricoprire un incarico direttivo.
A sostegno di quella valutazione erano state utilizzate due vicende: un'annotazione di polizia giudiziaria inserita in un fascicolo di cui Facciolla era coassegnatario e una presunta attività diretta a screditare magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Sul secondo episodio Facciolla era stato assolto anche in sede disciplinare. Quanto al primo, il procedimento penale si è ora concluso con l'assoluzione definitiva dall'accusa di falso.

Il Consiglio di Stato annulla la delibera: le valutazioni devono basarsi su fatti accertati

Nel frattempo era intervenuta la giustizia amministrativa. Il Tar del Lazio aveva annullato la mancata conferma e il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 6590 pubblicata il 24 agosto 2026, aveva respinto l'appello del Ministero della Giustizia e del Csm.
La decisione dei giudici amministrativi affronta una questione fondamentale: il Csm dispone di autonomia nelle valutazioni sulla professionalità e sull'idoneità dei magistrati, ma non può fondare quelle valutazioni su fatti la cui esistenza venga successivamente smentita dagli accertamenti giudiziari.
Non basta, dunque, richiamare un'accusa o una contestazione. Occorre verificare che le condotte poste a fondamento della decisione siano effettivamente avvenute.

Le carenze nella motivazione e le contestazioni sui magistrati della Dda

Il Consiglio di Stato aveva inoltre rilevato carenze nella motivazione relativa ai presunti tentativi di screditare i magistrati della Dda catanzarese. La delibera richiamava esposti e comunicazioni senza descrivere adeguatamente i comportamenti attribuiti a Facciolla e senza confrontarsi con le spiegazioni che il magistrato aveva presentato nell'ottobre 2023.
Facciolla aveva negato di essere autore degli esposti e aveva ricondotto le proprie interlocuzioni con il procuratore generale a questioni di coordinamento investigativo e alla richiesta di chiarimenti seguita a un'interrogazione parlamentare.
Per il Consiglio di Stato, entrambe le vicende avevano inciso sulla decisione del Csm. Non era quindi possibile considerare irrilevanti le carenze riscontrate nella ricostruzione dei fatti.
Il Ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura sono stati condannati in solido al pagamento di cinquemila euro di spese processuali, oltre agli accessori. Nel giudizio amministrativo Facciolla era assistito dall'avvocato Edoardo Giardino.

Il Csm chiamato a riesaminare la posizione di Facciolla

L'annullamento della delibera non comporta automaticamente il ritorno del magistrato alla guida della Procura di Castrovillari. Il Csm dovrà però riesaminare la questione dando esecuzione alla sentenza amministrativa.
Oggi quel riesame si presenta con un elemento ulteriore: anche l'ultima accusa penale rimasta in discussione è definitivamente caduta.
Facciolla ha attraversato un procedimento penale, un procedimento disciplinare e un contenzioso amministrativo che hanno inciso sulla sua posizione professionale. Le decisioni intervenute impongono adesso di distinguere le contestazioni formulate negli anni dai fatti effettivamente accertati.
Il processo penale è finito. La vicenda della mancata conferma, invece, deve ancora trovare la sua conclusione davanti al Consiglio superiore della magistratura.