Maxi banca clandestina da 100 milioni di euro, nell'inchiesta coinvolta anche una cosca del Vibonese
La Dda di Firenze scopre un sofisticato sistema di pagamenti illegali legato a narcotraffico, riciclaggio e immigrazione clandestina. Tra i presunti utilizzatori compare la cosca Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d'Ippona.
La maxi operazione coordinata dalla Dda di Firenze e dalla Procura di Prato ha portato a 41 misure cautelari e al sequestro di 60 milioni di euro. Tra i presunti beneficiari dei servizi finanziari illegali compare anche una 'ndrina calabrese.
Un sistema clandestino per movimentare denaro tra Europa e criminalità organizzata
Una vera e propria banca parallela, capace di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro l'anno al servizio del narcotraffico, del riciclaggio e dell'immigrazione clandestina. È quanto emerge dalla maxi inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e dalla Procura di Prato, che ha portato all'esecuzione di 41 misure cautelari e al sequestro di beni per circa 60 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, l'organizzazione utilizzava il sistema informale di trasferimento di denaro noto come "hawala", denominato in ambito cinese "chop-shop", un meccanismo che consente di effettuare pagamenti senza lasciare tracce nei circuiti bancari tradizionali. Gli inquirenti ritengono che la struttura fosse in grado di garantire pagamenti internazionali collegati sia al traffico di droga sia alle transazioni commerciali in nero tra aziende cinesi operanti nel settore del pronto moda.
Il collegamento con la Calabria e la presunta agevolazione mafiosa
Tra gli elementi più rilevanti dell'inchiesta figura il presunto coinvolgimento di organizzazioni criminali italiane che avrebbero utilizzato i servizi offerti dalla banca illegale. Il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto l'aggravante dell'agevolazione mafiosa anche perché, secondo l'accusa, tra i beneficiari dei sistemi di pagamento clandestini vi sarebbe stata la cosca Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d'Ippona, nel Vibonese.
Accanto alla realtà calabrese, gli investigatori indicano come utilizzatori del circuito finanziario anche esponenti della Sacra Corona Unita pugliese e della camorra campana. Il sistema avrebbe consentito di movimentare ingenti somme provenienti dal narcotraffico internazionale senza il trasferimento materiale del denaro, aggirando così controlli e verifiche delle autorità.
Riciclaggio, droga e immigrazione clandestina al centro delle indagini
Le indagini hanno inoltre documentato l'esistenza di una rete di corrieri incaricati di raccogliere e compensare somme di denaro tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo. Parte delle operazioni sarebbe stata sostenuta dai flussi finanziari non dichiarati provenienti da aziende tessili cinesi attive nel distretto di Prato e collegate ad attività commerciali presenti nella penisola iberica.
Nell'inchiesta compare anche un'organizzazione accusata di favorire l'ingresso clandestino di cittadini cinesi in Italia attraverso la rotta Serbia-Ungheria-Slovenia. Secondo gli investigatori, ogni trasferimento avrebbe fruttato circa 9.500 euro. Un quadro che, secondo la Dda di Firenze, evidenzia l'esistenza di una struttura criminale altamente organizzata, capace di collegare traffici internazionali, riciclaggio e criminalità mafiosa attraverso un sofisticato sistema finanziario occulto.