Giudice del Tribunale di Cosenza sospeso dal Csm: indagato per atti osceni e molestie
Il magistrato, 35 anni ed ex commissario di polizia, è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Al centro della vicenda l’incontro con una ragazza di 18 anni. Il giudice con

È entrato in magistratura appena un anno fa, dopo il tirocinio svolto a Milano, ma adesso si trova sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Il provvedimento cautelare disciplinare riguarda un giudice di 35 anni del Tribunale di Cosenza, in precedenza commissario di polizia.
La misura è stata adottata dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura su richiesta della Procura generale della Cassazione, dopo la segnalazione di un episodio che coinvolge una ragazza di 18 anni.
La sospensione comporta lo stop dall’attività giudiziaria e dalla retribuzione, fatta salva una quota pari a un quinto dello stipendio riconosciuta a titolo alimentare.
L’incontro con la 18enne e le accuse
Secondo l’incolpazione provvisoria, il magistrato avrebbe avvicinato la giovane mentre questa camminava da sola lungo una strada nei pressi di un parcheggio. A bordo della propria automobile, si sarebbe affiancato alla ragazza con il pretesto di chiedere indicazioni per raggiungere il Duomo.
Da quel momento, sempre secondo la contestazione, avrebbe iniziato a rivolgerle apprezzamenti a sfondo sessuale per poi abbassarsi i pantaloni e mostrarle i genitali. L’intera sequenza sarebbe durata una ventina di secondi.
La ragazza, dopo l’accaduto, avrebbe fotografato la targa dell’automobile, consentendo ai Carabinieri di risalire al proprietario del veicolo e quindi al magistrato.
La versione del giudice: «Comportamento inappropriato, ma i fatti sono diversi»
Il 35enne nega però la ricostruzione più grave dell’episodio. Nella versione fornita davanti agli interlocutori istituzionali e agli inquirenti, avrebbe portato una mano all’altezza della cintura accompagnando il gesto con una frase o un invito a sfondo sessuale, senza mostrare i genitali.
Attraverso i propri legali ha espresso rammarico per quello che ha definito un «comportamento inappropriato», contestando però che i fatti si siano verificati, nei loro aspetti principali, secondo quanto riportato nell’incolpazione provvisoria.
Il magistrato è stato ascoltato sia dalla Sezione disciplinare del Csm sia dalla Procura di Salerno, competente per i procedimenti che riguardano magistrati in servizio nel distretto calabrese.
Dopo l’episodio aveva chiesto il passaggio al settore civile
Davanti al Csm il giudice ha evidenziato anche di avere chiesto, subito dopo la vicenda, il trasferimento dal settore penale a quello civile del Tribunale di Cosenza, ottenendolo.
Una scelta che, secondo la sua prospettazione difensiva, avrebbe rappresentato una risposta immediata a quanto accaduto. La Procura generale della Cassazione ha tuttavia mantenuto la richiesta di sospensione, ritenendola necessaria a tutela del prestigio dell’ordine giudiziario.
La difesa non intende fermarsi alla decisione disciplinare e ha annunciato un ricorso alle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione contro il provvedimento cautelare.
In corso anche l’indagine della Procura di Salerno
Parallelamente al procedimento disciplinare, proseguono gli accertamenti penali. Il magistrato risulta indagato dalla Procura di Salerno per le ipotesi di atti osceni in luogo pubblico e molestie.
La qualificazione giuridica definitiva della condotta dovrà però essere valutata dagli inquirenti anche alla luce delle circostanze concrete in cui si sarebbero verificati i fatti. Sul fronte delle molestie assume inoltre rilievo la posizione della persona offesa e l’eventuale querela.
Procedimento penale e procedimento disciplinare restano comunque distinti. La decisione del Csm ha natura cautelare e non rappresenta un accertamento definitivo di responsabilità. Le indagini della Procura di Salerno sono ancora in corso e, come previsto dall’ordinamento, il magistrato deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva.