​I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e Vibo Valentia, supportati dal Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a 46 soggetti. Le accuse ipotizzate, a vario titolo, sono pesanti: associazione mafiosa, estorsione aggravata e accesso indebito a dispositivi di comunicazione per i detenuti, il tutto con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.

​Il prolungamento dell'operazione contro la 'ndrina di Tropea

​L'attività investigativa, condotta dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) delle due città calabre, rappresenta l'evoluzione di un'inchiesta culminata nell'aprile 2025. All'epoca, l'esecuzione di un'ordinanza cautelare aveva colpito 10 esponenti legati a una 'ndrina attiva a Tropea e nei comuni limitrofi. Il gruppo criminale era specializzato nel taglieggiamento di numerosi imprenditori operanti lungo la strategica fascia costiera tirrenica.

​Telefoni in carcere e collegamenti con l'esterno

​Uno degli aspetti più inquietanti emersi dalle indagini riguarda la capacità dei vertici del sodalizio di mantenere il comando nonostante lo stato di detenzione. Attraverso l'uso illecito di telefoni cellulari e schede SIM, i boss ristretti nelle sezioni di Alta Sicurezza dei penitenziari di Siracusa, Vibo Valentia, Secondigliano, Terni e Avellino riuscivano a comunicare costantemente con i sodali in libertà o detenuti in altre strutture. Questi contatti servivano a coordinare le attività della cosca e a mantenere i legami con i familiari, sfociando talvolta in episodi delittuosi ai danni di altri detenuti.

​Il ripristino delle misure cautelari e la rete nazionale

​Grazie all'accoglimento del ricorso presentato dalla Procura di Catanzaro presso la Corte di Cassazione, sono stati ripristinati quattro provvedimenti restrittivi. Questi riguardano indagati per i quali il Tribunale del Riesame aveva inizialmente annullato l'ordinanza del 2025.

​La rete criminale monitorata dai finanzieri non si limitava alla Calabria, ma estendeva le sue ramificazioni su tutto il territorio nazionale. Gli accertamenti hanno infatti interessato soggetti domiciliati in numerose località, tra cui: ​Calabria (Guardavalle, Vibo Valentia), Nord Italia (Torino, Moncalieri, Milano, Bologna), e ​Centro e Sud (Terni, Alife, Vairano Patenora, Caianello, Pietrovairano, Trapani, Siracusa).

​La richiesta di rinvio a giudizio

​Con la chiusura di questa fase investigativa, è stata notificata la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i soggetti coinvolti. L'operazione conferma l'efficacia del presidio garantito dalla Procura della Repubblica di Catanzaro in sinergia con le Fiamme Gialle, ribadendo l'impegno costante nel contrasto alla penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale del Paese.