Sanità siciliana, il Riesame di Palermo: obbligo di dimora per Ferdinando Aiello
Accolta in parte l’impugnazione della Procura nell’inchiesta su appalti e concorsi: misure cautelari anche per Sergio Mazzola, mentre restano aperti i nodi su Cuffaro e sulla qualificazione dei reati
Il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto in parte l’impugnazione della Procura, disponendo misure cautelari nei confronti di Ferdinando Aiello e Sergio Mazzola, coinvolti nell’inchiesta sul presunto sistema di gestione illecita di appalti e concorsi nella sanità siciliana. Ad Aiello è stato imposto l’obbligo di dimora, mentre per Mazzola è scattato il divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa. Respinta, invece, la richiesta della Procura di applicare arresti domiciliari ad altri indagati.
Il nodo dell’inchiesta e la posizione di Cuffaro
Al centro del procedimento resta la figura di Totò Cuffaro, già ai domiciliari. I giudici hanno riesaminato alcuni aspetti legati all’appalto bandito dall’Asp di Siracusa, valutando se l’ipotesi di reato debba essere qualificata come corruzione anziché traffico di influenze. Su questo punto il Tribunale si è riservato la decisione, rinviando il verdetto dopo l’udienza odierna.
Appalti sanitari e traffico di influenze
Dalle determinazioni del Riesame emerge una sostanziale conferma delle valutazioni del Gip per diversi indagati, tra dirigenti pubblici e componenti di commissioni di gara. L’attenzione si concentra invece sui rapporti tra imprese private, in particolare sull’aumento del valore delle prestazioni affidate e sul ruolo svolto da Mazzola attraverso la sua società. Secondo l’accusa, tali dinamiche configurerebbero un traffico di influenze illecite, ipotesi già contestata a Cuffaro e ad altri imprenditori coinvolti nell’inchiesta sulla sanità siciliana.