Quarantaquattro milioni di euro per portare nuovi giovani nei campi calabresi. Circa 450 domande finanziate nell’ultima graduatoria. E un obiettivo dichiarato dalla Regione: arrivare ad almeno mille nuovi giovani incentivati attraverso i prossimi interventi.

Numeri importanti, soprattutto in una regione nella quale il ricambio generazionale resta uno dei problemi strutturali dell’agricoltura. Ma c’è una domanda che dovrebbe accompagnare ogni nuovo bando: che cosa succede cinque anni dopo?

Perché finanziare un primo insediamento e aprire un’azienda non significa automaticamente aver creato un’impresa capace di durare. La vera misura dell’efficacia delle politiche per i giovani dovrebbe essere un’altra: capire quanti beneficiari, terminati gli investimenti e gli obblighi collegati al finanziamento, continuano realmente a produrre, vendere, investire e vivere di agricoltura.

Ed è proprio qui che i numeri diventano molto meno immediati.

Oltre 44 milioni per l’ultima generazione di giovani agricoltori

Nel febbraio 2026 la Regione Calabria ha approvato la graduatoria definitiva dell’intervento SRE01 dedicato all’insediamento dei giovani agricoltori, finanziando tutte le domande risultate ammissibili.

La spesa complessiva è pari a 44.462.585 euro, rispetto ai 40 milioni inizialmente previsti. L’avviso del 2025 aveva raccolto 565 domande per oltre 56 milioni di euro di contributi richiesti; la graduatoria definitiva ha portato al finanziamento di circa 450 progetti.

Il sostegno può arrivare fino a 100mila euro per beneficiario, articolati tra realizzazione del piano aziendale e premio per il primo insediamento. La definizione stessa di insediamento non implica necessariamente la nascita da zero di una nuova azienda: può riguardare anche un giovane che assume per la prima volta il ruolo di capo di un’impresa agricola già esistente.

La Regione ha già annunciato ulteriori bandi, con l’obiettivo di raggiungere almeno mille nuovi giovani incentivati.

La macchina degli incentivi, dunque, continua a muoversi.

Ma il numero dei finanziati racconta solo l’inizio della storia

Il problema è che contare quanti giovani entrano è molto più semplice che verificare quanti rimangono.

Per capire cosa accade nel tempo bisogna tornare alla precedente programmazione del PSR Calabria e ai due grandi “Pacchetti giovani”, quelli del 2016 e del 2018.

Il Rapporto annuale di valutazione del PSR Calabria ricostruisce complessivamente 1.129 giovani insediati come titolari di altrettante aziende agricole attraverso i due bandi. L’età media al momento della domanda era poco superiore ai 30 anni. Circa il 64% delle aziende interessate era localizzato in aree montane, territori nei quali il sostegno all’imprenditoria giovanile assume anche una funzione di contrasto allo spopolamento e all’abbandono.

Sono numeri consistenti. Ma dire che 1.129 giovani sono stati finanziati non significa poter affermare che oggi esistano ancora 1.129 aziende economicamente vitali nate grazie a quelle misure.

La domanda più semplice non ha ancora una risposta altrettanto semplice

Quante delle aziende finanziate cinque anni prima sono ancora aperte?

La documentazione pubblica consultabile offre numerosi dati sugli investimenti, sulla produzione standard, sulle superfici agricole e sul completamento degli interventi, ma non restituisce un tasso secco di sopravvivenza aziendale a cinque anni costruito sull’intera platea dei beneficiari.

Ed è una distinzione importante.

Il Rapporto di valutazione consente infatti di osservare un campione molto consistente delle aziende del bando 2016. Nel 2021 è stato possibile ricostruire attraverso i dati delle domande a superficie la situazione di 626 beneficiari sui 788 considerati, circa l’80% della platea.

Ma sarebbe metodologicamente scorretto tradurre automaticamente questo dato dicendo che “l’80% delle aziende è sopravvissuto”. Il rapporto utilizza le aziende per le quali erano disponibili determinati dati agricoli per misurarne l’evoluzione dimensionale; non presenta quel campione come un censimento delle imprese sopravvissute e cessate.

La differenza non è marginale.

Dopo cinque anni le aziende osservate sono cresciute molto

Dove i dati esistono, però, emerge un risultato tutt’altro che negativo.

Nel 2016, al momento della domanda, l’87,2% delle aziende interessate aveva una produzione standard inferiore a 50mila euro. Cinque anni dopo, nel campione osservato nel 2021, la quota di aziende sopra la soglia dei 50mila euro era passata dal 12,8% al 38,1%.

Ancora più evidente è il cambiamento nelle dimensioni fisiche.

La superficie agricola utilizzata media delle aziende esaminate è passata da circa 11 ettari nel 2016 a 21,8 ettari nel 2021. In pratica, è quasi raddoppiata. Una parte importante di questa crescita è avvenuta attraverso terreni in affitto, mentre soltanto circa un quinto della superficie risultava di proprietà.

Il valutatore stima che, a cinque anni dall’insediamento, la capacità produttiva delle aziende beneficiarie del bando 2016 sia aumentata nell’ordine del 94%.

È un dato significativo: significa che molte delle imprese osservate non sono rimaste ferme alla dimensione minima necessaria per accedere al contributo.

I business plan, però, promettevano molto di più

C’è anche l’altra faccia della medaglia. I piani aziendali presentati dai beneficiari prevedevano mediamente una crescita della produzione lorda vendibile di circa il 240% a regime, generalmente proprio nell’arco di cinque anni.

La crescita effettivamente stimata è stata invece intorno al 94%. Molto importante, ma nettamente inferiore rispetto alle aspettative contenute nei business plan.

È un dato che pone un’altra questione: quanto sono realistiche le previsioni economiche sulle quali vengono selezionati e finanziati i progetti?

Quando si parte da aziende molto piccole, promettere percentuali di crescita elevate è relativamente semplice sulla carta. Trasformare quelle percentuali in fatturato, margini e reddito sufficiente per sostenere una famiglia è tutt’altra cosa.

Lo stesso valutatore regionale rileva che i criteri di selezione finivano per attribuire un vantaggio significativo proprio alle imprese di dimensioni iniziali più piccole, arrivando a raccomandare cautela perché questo meccanismo può incoraggiare la presentazione di aziende deliberatamente dimensionate verso il minimo necessario per ottenere il punteggio.

Il paradosso del bando 2018: cinque anni per ricevere il finanziamento

Il caso più emblematico riguarda però il secondo Pacchetto giovani.

Il bando venne pubblicato nel 2018, ma la sua istruttoria rimase bloccata per anni. Secondo il Rapporto di valutazione, le prime concessioni arrivarono soltanto nel 2023 e l'individuazione completa dei beneficiari si concluse nel 2024.

Il risultato è paradossale: alcuni ragazzi hanno fatto domanda come “giovani agricoltori” e hanno ricevuto il finanziamento oltre cinque anni dopo la presentazione del progetto.

È proprio il valutatore a sottolineare che non è possibile effettuare per quel bando la stessa analisi realizzata sui beneficiari del 2016, perché il quinquennio che avrebbe dovuto rappresentare il periodo di sviluppo dell’impresa è trascorso in buona parte aspettando di sapere se il contributo sarebbe arrivato.

Nel 2024 la Regione aveva dovuto reperire altri 15 milioni di euro proprio per consentire un ulteriore scorrimento della graduatoria relativa al Pacchetto giovani 2018.

Nel frattempo l’agricoltura continua a invecchiare

Il tema assume ancora più peso guardando alla struttura demografica delle campagne.

Il Censimento generale dell’agricoltura mostra che a livello nazionale le aziende con un capo fino a 40 anni rappresentavano nel 2020 appena il 9,3% del totale, contro l’11,5% del 2010. Nel Mezzogiorno il ricambio generazionale resta particolarmente problematico.

In Calabria il CREA evidenzia un quadro ancora fortemente sbilanciato: oltre il 60% dei conduttori agricoli ha più di 60 anni, mentre la presenza degli under 30 resta residuale. Tra il 2010 e il 2020, inoltre, il numero complessivo delle aziende agricole regionali si è ridotto di circa il 31%.

Significa che gli incentivi ai giovani non sono un intervento accessorio. Sono uno degli strumenti attraverso cui tentare di impedire che migliaia di aziende scompaiano quando l’attuale generazione di agricoltori uscirà dall’attività.

Aprire l’azienda è solo il primo problema

Il vero test arriva dopo. Un giovane può ricevere un contributo per acquistare un trattore, realizzare un impianto, ampliare la superficie, costruire una struttura o avviare una nuova coltura. Ma nei cinque anni successivi dovrà affrontare costo dei terreni, credito bancario, energia, acqua, manodopera, assicurazioni, oscillazioni dei prezzi agricoli, calamità naturali e accesso ai mercati.

Ed è proprio dopo la conclusione del progetto finanziato che si capisce se è nata un’impresa oppure se è stato semplicemente realizzato un investimento.

In Calabria l’accesso al credito resta, peraltro, una delle criticità strutturali segnalate dal CREA. A dicembre 2024 lo stock dei prestiti destinati all’agricoltura regionale ammontava a circa 597 milioni di euro, in diminuzione dell’1,6% rispetto all’anno precedente.

Per un giovane con pochi terreni di proprietà e gran parte della superficie in affitto, il passaggio dal contributo pubblico alla sostenibilità finanziaria ordinaria può essere il momento più delicato.

Il dato che servirebbe: seguire ogni beneficiario per dieci anni

Il punto, dunque, non è mettere in discussione gli incentivi. I dati del precedente Pacchetto giovani mostrano anzi che una parte consistente delle aziende osservate è cresciuta molto dopo l’insediamento.

Il problema è capire se il sistema misuri fino in fondo ciò che dovrebbe misurare.

Per valutare realmente una politica da decine di milioni di euro non basta sapere quante domande sono state finanziate, quanti trattori sono stati acquistati o quanti ettari sono stati aggiunti durante il periodo obbligatorio.

Servirebbe conoscere, per ogni generazione di beneficiari, quante aziende risultano ancora attive dopo tre, cinque e dieci anni; quante producono realmente reddito; quante hanno dipendenti; quante hanno aumentato il fatturato; quante sono state cedute; quante hanno smesso di coltivare e quante hanno restituito o perso il finanziamento.

Oggi questi elementi non sono restituiti al pubblico in un unico indicatore di sopravvivenza facilmente leggibile.

Ed è forse proprio questo il numero che dovrebbe accompagnare il prossimo annuncio sui giovani agricoltori.

Il successo non è finanziare mille giovani, ma ritrovarli agricoltori tra dieci anni

La Calabria ha scelto di investire con decisione sul ricambio generazionale. Gli oltre 44 milioni dell’ultimo bando, insieme ai nuovi interventi già annunciati, possono rappresentare un’opportunità concreta per centinaia di ragazzi.

Ma il successo della misura non potrà essere valutato il giorno in cui sarà erogato l’ultimo contributo.

Bisognerà tornare in quelle aziende nel 2031, quando saranno trascorsi cinque anni dall’attuale stagione di finanziamenti, e chiedere quanti di quei giovani sono ancora lì.

Se avranno raddoppiato le superfici, costruito filiere, assunto personale, trasformato i prodotti e conquistato mercati, i milioni spesi avranno prodotto sviluppo.

Se invece sarà possibile raccontare soltanto quanti beneficiari entrarono nella graduatoria del 2026, senza sapere quanti sono rimasti davvero agricoltori, continueremo a misurare quanto denaro viene distribuito invece di quanto futuro riesce a costruire.