Morti sul lavoro in Calabria, Tridico: «Nella Giornata dell’Europa un richiamo amaro ai diritti negati»
Secondo Tridico, l’aumento dei cantieri senza un parallelo rafforzamento dei controlli rischia di aggravare ulteriormente la situazione
In occasione della Giornata dell’Europa, l’europarlamentare Pasquale Tridico interviene sul tema delle morti sul lavoro in Calabria, collegando il significato storico del progetto europeo alla necessità di garantire sicurezza e diritti nei luoghi di lavoro.
«Oggi celebriamo la Giornata dell’Europa. Settantasei anni fa Robert Schuman pronunciava le parole che avrebbero gettato le fondamenta di un progetto di civiltà senza precedenti: pace, cooperazione, solidarietà tra i popoli», afferma Tridico, ricordando come l’Europa sia nata proprio attorno al lavoro, attraverso la condivisione di carbone e acciaio che diede origine alla CECA e poi all’Unione europea.
Il richiamo ai valori fondativi dell’Europa si intreccia però con la cronaca drammatica delle ultime ore in Calabria, dove due lavoratori hanno perso la vita. «Due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità», sottolinea l’europarlamentare, evidenziando come dietro questi episodi si nascondano spesso carenze nei controlli, sottovalutazione dei rischi e una cultura della sicurezza ancora insufficiente.
Tridico esprime vicinanza alle famiglie delle vittime, ma aggiunge che «il cordoglio, da solo, non basta più» e chiede una svolta concreta rispetto a quello che definisce un immobilismo persistente sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro.
I dati, secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, descrivono una situazione preoccupante. In Italia ogni anno si registrano circa mille morti sul lavoro. In Calabria, nel 2024, si sono contati 26 decessi a fronte di oltre 8.800 denunce di infortunio. Numeri che la Fillea Cgil Calabria ha definito «assolutamente inaccettabili» e che collocano la regione tra quelle con la più alta incidenza del fenomeno nel Paese.
L’attenzione resta alta anche nel 2025 e nel 2026. Le rilevazioni più recenti segnalano infatti un aumento del 30% degli infortuni in itinere nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Particolarmente colpito continua a essere il comparto delle costruzioni, in una fase caratterizzata dalla crescita dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e agli interventi di ammodernamento stradale. Secondo Tridico, l’aumento dei cantieri senza un parallelo rafforzamento dei controlli rischia di aggravare ulteriormente la situazione.
Nel mirino finiscono anche le carenze degli organi ispettivi, dall’Ispettorato nazionale del lavoro agli Spisal fino alle Asp, che — sostiene l’europarlamentare — operano con personale insufficiente e strumenti limitati. «Ogni morte sul lavoro rappresenta un fallimento delle istituzioni», afferma.
Nel suo intervento, Tridico richiama anche il ruolo dell’Europa, ricordando come l’Unione abbia costruito negli anni uno dei sistemi normativi più avanzati al mondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dalla direttiva quadro 89/391/CEE alle più recenti strategie europee 2021-2027. Tuttavia, precisa, le norme da sole non bastano senza un’applicazione rigorosa e continua da parte degli Stati membri.
Da qui la richiesta rivolta al Governo italiano e alla Regione Calabria di un piano straordinario per il rafforzamento degli organi ispettivi, con maggiori risorse e obiettivi misurabili. Parallelamente, Tridico chiede alle istituzioni europee di intensificare il monitoraggio sull’applicazione delle direttive comunitarie, soprattutto nei territori più esposti ai rischi legati a precarietà e lavoro irregolare.
L’europarlamentare rilancia infine anche il tema del riconoscimento dell’omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma, sostenendo che il dibattito si trascina da anni mentre «il conto continua a essere pagato in termini di vite umane».
«Il 9 maggio dovrebbe essere il giorno dell’orgoglio europeo. Quest’anno, dopo quanto accaduto in Calabria, è anche il giorno delle domande che non possiamo più rimandare. Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino», conclude Tridico.