La Corte d'Appello di Catanzaro
La Corte d'Appello di Catanzaro

La Procura generale ha chiesto la condanna all’ergastolo per Luigi Abbruzzese, detto “Pikachu”, e Marco Abbruzzese, alias “Lo Struzzo”, nell’ambito del processo d’appello per l’omicidio di Luca Bruni, ucciso nel gennaio del 2012. La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore generale Raffaella Sforza davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. L’accusa ha sollecitato la riforma della sentenza di primo grado con cui i due imputati erano stati assolti dall’accusa di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Luigi e Marco Abbruzzese vengono indicati nell’inchiesta come esponenti del clan degli “zingari” di Cosenza.

La sentenza di primo grado

Nel precedente grado di giudizio, Marco Abbruzzese era stato condannato a quattro anni e sei mesi per le contestazioni legate all’occultamento e alla soppressione del cadavere di Luca Bruni. Per l’accusa, però, la responsabilità dei due imputati sarebbe più ampia: entrambi avrebbero preso parte anche alla fase decisionale che precedette l’omicidio.

Una ricostruzione che non era stata condivisa dai giudici di primo grado e sulla quale ora la Procura generale ha chiesto una diversa valutazione alla Corte d’Assise d’Appello.

L’omicidio di Luca Bruni

Luca Bruni, indicato dagli investigatori come l’ultimo boss della dinastia criminale dei “Bella Bella” di Cosenza, venne ucciso tra il 2 e il 3 gennaio 2012 nella periferia di Castrolibero.

Per il delitto sono già intervenute condanne definitive, nell’ambito di procedimenti collegati, nei confronti di Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, ritenuti esecutori materiali, e di Franco Bruzzese, indicato come mandante. Condanne definitive anche per Maurizio Rango ed Ettore Sottile.

Il corpo di Bruni rimase nascosto per anni. Fu il collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti, dopo l’avvio della sua collaborazione il 17 dicembre 2014, a condurre gli investigatori nel luogo in cui il cadavere era stato occultato. Alle operazioni presero parte carabinieri, Squadra mobile e Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Le versioni divergenti dei collaboratori

Nel corso del processo d’appello è stato disposto anche un confronto tra Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna, entrambi collaboratori di giustizia. I due hanno fornito versioni differenti su alcuni momenti successivi all’omicidio, in particolare sul tragitto effettuato dopo il delitto e sulle modalità con cui venne nascosto il corpo.

Secondo Foggetti, lui e Lamanna si sarebbero mossi insieme dopo l’uccisione. Lamanna, invece, ha sostenuto di essersi allontanato da solo e che altre persone sarebbero sopraggiunte successivamente per occuparsi della sepoltura. Divergenze sono emerse anche sulla sorte di un telefono utilizzato in quelle ore.

Il 27 ottobre la parola alle difese

Dopo la requisitoria della Procura generale, il processo proseguirà con gli interventi delle difese. Luigi e Marco Abbruzzese sono assistiti dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito, che discuteranno davanti alla Corte il prossimo 27 ottobre.

Sarà quindi la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro a stabilire se confermare le assoluzioni pronunciate in primo grado oppure accogliere la richiesta della Procura generale e ridefinire le responsabilità contestate ai due imputati nell’omicidio di Luca Bruni.