Dia
Dia

Una stabile organizzazione dedita all’importazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti dall’Albania è stata documentata dagli investigatori nel territorio di Oria, nel Brindisino. L’inchiesta ha portato a 23 arresti in Salento e ha ricostruito l’operatività di un gruppo che, secondo l’accusa, avrebbe gestito traffici di cocaina ed eroina attraverso una rete familiare e logistica ben strutturata.

Al centro dell’organizzazione ci sarebbe un uomo residente a Oria, ritenuto promotore del gruppo, con la presunta complicità della madre e della compagna. Per i pagamenti ai fornitori albanesi, l’indagato si sarebbe avvalso anche di una zia e di una nipote.

I laboratori nelle case di campagna

Secondo quanto emerso dalle indagini, lo stupefacente veniva custodito in un’officina di Oria. Da lì il principale indagato lo avrebbe prelevato per trasferirlo in due case di campagna, utilizzate come veri e propri laboratori e messe a disposizione da due presunti fiancheggiatori dell’organizzazione.

In questi immobili sarebbe avvenuto il taglio della droga, con un rapporto indicato dagli investigatori di uno a sei. La sostanza veniva poi rivenduta a numerosi acquirenti delle province salentine, con prezzi che oscillavano tra 6.000 e 8.500 euro al chilo.

Soldi nascosti e sostegno ai detenuti

Dopo l’arresto del principale indagato, avvenuto nel luglio del 2023, le conversazioni intercettate tra la madre e la zia avrebbero documentato la ricerca di luoghi più sicuri per nascondere il denaro ricavato dal traffico di droga. Tra le ipotesi emerse anche l’occultamento del denaro all’interno di pneumatici o loculi cimiteriali.

Una parte dei proventi, secondo gli investigatori, sarebbe stata destinata anche al sostegno economico dei sodali detenuti, a conferma della presunta solidità dei legami interni al gruppo.

Il canale calabrese della cocaina

L’inchiesta ha ricostruito anche l’esistenza di un secondo gruppo criminale, che sarebbe stato capeggiato da un pregiudicato della zona nord di Lecce. Nonostante fosse detenuto, l’uomo avrebbe continuato a gestire il traffico di droga con l’aiuto della moglie e di una coppia di coniugi residenti in una marina leccese.

Questa rete sarebbe stata coinvolta nel traffico di eroina proveniente da fornitori albanesi e nel traffico di cocaina proveniente dalla Calabria, in particolare da fornitori delle aree di Reggio Calabria e Vibo Valentia.

Le persone coinvolte sono da ritenersi presunte innocenti fino a eventuale accertamento definitivo di colpevolezza con sentenza irrevocabile.