Decadenza Lucano la difesa solleva dubbi di costituzionalità sulla legge Severino
In vista del processo di secondo grado sulla decadenza del sindaco di Riace, gli avvocati chiedono alla Corte d’Appello di valutare il rinvio alla Consulta per due questioni di legittimità costituzionale
Si riaccende il confronto giudiziario sulla decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace. In vista dell’udienza fissata per il 5 marzo, i legali Andrea Daqua e Giuliano Saitta hanno sollevato due questioni di legittimità costituzionale che saranno esaminate dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, chiamata a decidere se investire la Corte costituzionale o proseguire il procedimento civile.
Il nodo del rapporto tra legge Severino e diritti di elettorato passivo
Secondo la difesa, esisterebbe un possibile contrasto tra la legge Severino e i principi della Costituzione in materia di elettorato passivo. In particolare, gli avvocati ritengono che l’articolo 10 della norma possa entrare in conflitto con gli articoli 3 e 51 della Carta, che tutelano i diritti di libertà ed eguaglianza dei cittadini nell’accesso alle cariche elettive.
La questione nasce dalla decadenza disposta dal Tribunale di Locri dopo la condanna definitiva a 18 mesi per falso nell’ambito del processo “Xenia”. Per la difesa, la sanzione prevista dalla normativa non sarebbe sufficientemente tipizzata e potrebbe prestarsi a interpretazioni non uniformi, soprattutto in relazione alla definizione dell’abuso di potere.
Il tema della sospensione delle sentenze e il secondo profilo di costituzionalità
La seconda questione riguarda il decreto legislativo 150 del 2011, nella parte in cui disciplina la sospensione dell’efficacia delle sentenze in pendenza di appello. Secondo i legali, qualora la Corte d’Appello dovesse confermare la decadenza, l’assenza di una sospensione automatica in attesa del giudizio della Cassazione determinerebbe una disparità di trattamento e una possibile lesione delle garanzie processuali.
Una decisione attesa che potrebbe avere effetti più ampi
L’udienza del 5 marzo sarà quindi decisiva non solo per la posizione di Lucano, ma anche per l’eventuale apertura di un confronto davanti alla Corte costituzionale su norme che incidono direttamente sul rapporto tra condanne penali e permanenza nelle cariche elettive, un tema che negli ultimi anni ha assunto un rilievo crescente nel dibattito giuridico e politico nazionale.