Il futuro nel pensiero unico: come gestire le masse
Dalla pandemia all’intelligenza artificiale, il rischio di una società guidata da algoritmi, controllo digitale e progressiva perdita del pensiero critico
Il cammino verso il domani non è più un sentiero ignoto da tracciare, ma un corridoio stretto, ben illuminato e delimitato da pareti invisibili. Se guardiamo a ritroso, agli eventi che hanno scosso il mondo dal 2020 a oggi, emerge un disegno che va ben oltre l’emergenza sanitaria o l’innovazione tecnologica.
È la costruzione sistematica di una "gabbia d'oro", un perimetro di sicurezza che, in cambio di una presunta efficienza, ci sta sottraendo la capacità di dissentire, di sbagliare e, in ultima analisi, di pensare.
Il lockdown, il green pass e la normalizzazione del controllo digitale
Tutto ha avuto inizio con il lockdown: il primo esperimento di massa in cui il confine tra protezione e controllo si è fatto labile. Abbiamo poi visto l’introduzione del green pass, uno strumento che, al di là del valore medico, ha sdoganato un principio pericoloso: l’accesso ai diritti civili subordinato a un codice digitale. È stata la prima vera ghettizzazione tecnologica, un precedente che ha aperto la strada alla gestione digitale dell’identità e alla progressiva eliminazione del contante.
Il denaro elettronico, pur nella sua comodità, rappresenta il guinzaglio perfetto: ogni nostra transazione è una traccia, ogni acquisto un segnale inviato a chi monitora i nostri comportamenti.
Social network e intelligenza artificiale nella costruzione del consenso
In questo scenario, i social media hanno agito da catalizzatori, trasformando i nostri gusti in algoritmi. Ma la vera svolta, quella che rischia di sigillare la porta della nostra cella, è l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale.
Per le nuove generazioni, l’IA non è uno strumento di calcolo, ma un oracolo.
Siamo passati dal tempo delle enciclopedie, dove la ricerca richiedeva fatica, spirito critico e il rischio di perdersi tra le pagine, a un presente in cui la risposta è immediata e preconfezionata. I giovani accolgono i responsi degli algoritmi senza un esame accademico, senza quel briciolo di sano scetticismo che è alla base della cultura. Se non c’è sforzo nel sapere, non c’è possesso della conoscenza.
Il rischio di un pensiero unico globale governato dagli algoritmi
Il rischio è che questa miscela di controllo sociale, sorveglianza economica e delega cognitiva porti a un pensiero unico globale. Un mondo dove non ci sarà più spazio per gli inventori o per i navigatori audaci. Cristoforo Colombo scoprì l’America anche grazie a un errore di calcolo e a una visione che sfidava le certezze del suo tempo. Oggi, un algoritmo gli avrebbe suggerito la rotta più sicura, efficiente e prevedibile, impedendogli di approdare all’ignoto. Se le scelte dei nostri ragazzi saranno dettate da chi gestisce i codici sorgente, perderemo la capacità di generare il nuovo, l'imprevisto, il genio.
La necessità di regole per difendere libertà e pensiero critico
Come rappresentante di interessi presso la Camera dei Deputati, avverto l’urgenza di denunciare questa deriva. Non si tratta di essere luddisti o nemici del progresso, ma di agire sul piano normativo prima che sia troppo tardi. È doveroso porre dei limiti, regolamentare l’etica degli algoritmi e garantire che l’identità digitale non diventi una prigione politica. Dobbiamo normare questa "gabbia d'oro" per impedire che il futuro diventi un software proprietario gestito da pochi. La politica deve riappropriarsi del suo ruolo: proteggere l’umanità dal rischio di diventare un semplice dato statistico. Se non riaccendiamo il valore del dubbio e della ricerca individuale, l’ultimo a uscire non dovrà spegnere la luce: lo farà un sensore di movimento, per risparmiare energia in nome del bene comune.