Giuseppe Ranuccio
Giuseppe Ranuccio

«In Calabria per una visita si aspettano mesi, per un esame spesso bisogna mettere mano al portafoglio e troppi cittadini sono ancora costretti ad andare fuori regione per curarsi. Poi scopriamo che, nella stessa sanità, il TAR deve intervenire su un appalto da oltre 37 milioni di euro perché la verifica sulla sostenibilità dell’offerta non è stata svolta adeguatamente. È inevitabile chiedersi: chi ne risponde?».

Con queste parole il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, interviene sulla sentenza con cui il Tar Calabria ha annullato l’aggiudicazione dell’appalto relativo ai servizi di pulizia e sanificazione dell’Asp di Cosenza, disponendo la riedizione del procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta.

L’appalto e il giudizio di congruità

La gara era stata aggiudicata al raggruppamento guidato da Team Service, società riconducibile al senatore di Forza Italia Claudio Lotito.

Ranuccio precisa di non voler attribuire alla vicenda significati che non emergono dalla sentenza.

«La sentenza non parla di favoritismi e non sarò certamente io a inventarli», afferma, sottolineando però come il Tar abbia ritenuto viziato per difetto di istruttoria e di motivazione il giudizio di congruità espresso dall’Asp, in particolare sul costo del lavoro.

Il nodo del costo della manodopera

Uno dei punti centrali riguarda proprio la sostenibilità economica dell’offerta nel corso dell’intera durata dell’appalto, prevista fino al 2029.

Secondo quanto riportato, nell’offerta era stato considerato un incremento del costo della manodopera pari al 3%. Durante la procedura, però, era intervenuto il rinnovo del contratto collettivo nazionale, con un aumento delle retribuzioni tabellari del 16,6%.

Il Tar ha ritenuto che la verifica dovesse tenere conto di questo elemento e della tenuta complessiva dell’offerta nel tempo.

Le altre carenze rilevate

I giudici avrebbero inoltre evidenziato insufficienze nell’istruttoria relativa alla copertura economica di ulteriori prestazioni e tecnologie inserite nella proposta.

Per Ranuccio si tratta di aspetti che meritano un chiarimento puntuale, soprattutto alla luce dell’entità economica dell’appalto.

«Non si può essere inflessibili sui medici e distratti sui milioni»

Il vicepresidente del Consiglio regionale richiama poi quello che definisce un paradosso.

«In Calabria i medici vengono chiamati a rispondere quando una prescrizione supera i tetti di spesa. Si controlla tutto e si chiede conto anche del singolo euro», osserva.

Poi aggiunge: «Non possiamo essere inflessibili con un medico per una prescrizione e distratti quando sul tavolo ci sono decine di milioni di euro».

Il riferimento a Lotito e alla politica

Ranuccio richiama anche il profilo politico del senatore Claudio Lotito, sottolineando la sua appartenenza a Forza Italia, lo stesso partito del presidente della Regione Roberto Occhiuto.

«Le amicizie politiche sono legittime e nessuno le mette sotto processo», precisa.

Proprio per questo, sostiene, in presenza di un appalto da oltre 37 milioni di euro nella sanità calabrese servono ancora più trasparenza, controlli e rigore amministrativo.

L’attacco alla gestione della sanità

La vicenda diventa così, nelle parole di Ranuccio, anche un terreno di confronto più ampio sulla situazione sanitaria regionale.

Il vicepresidente ricorda le difficoltà che continuano a incontrare i cittadini tra liste d’attesa, carenza di medici e mobilità sanitaria.

«Il presidente Occhiuto ci racconta da anni una sanità che cambia. I calabresi, però, continuano ad aspettare visite, esami e medici e troppo spesso sono costretti a partire per curarsi altrove», afferma.

«La sanità non è un bancomat»

La richiesta finale è quella di fare piena luce sull’intera vicenda e di verificare se vi siano responsabilità amministrative.

Per Ranuccio, la sentenza del Tar impone un livello di attenzione maggiore nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla sanità. «La sanità non è un bancomat. È un diritto», conclude.