La protesta degli agricoltori calabresi entra nel confronto politico regionale. Il Pd Calabria richiama le mobilitazioni del 28 settembre, quando circa duemila persone, secondo quanto riferito dal partito, sono scese in piazza con trattori e presìdi tra Crotone, Firmo-Sibari, Pizzo e Rosarno. Le rivendicazioni riguardano soprattutto il caro carburante, l’aumento dei costi di produzione e i prezzi riconosciuti alle aziende. La mobilitazione aveva già coinvolto diversi snodi della regione, come raccontato da Calabria News 24 nel caso del presidio di agricoltori e autotrasportatori allo svincolo di Firmo-Sibari.

Il Pd richiama i dati sul comparto

Nel suo intervento il Partito democratico cita i dati Istat e Crea per sottolineare le difficoltà del settore. Secondo quanto riportato dai dem, nel 2025 i prezzi alla produzione agricola in Calabria sarebbero diminuiti dell’1,1%, mentre il numero degli operai agricoli sarebbe passato da 88.015 nel 2023 a 84.994 nel 2024.

Il Pd riconosce l’utilità delle iniziative di promozione e delle fiere, ma sostiene che la fase attuale richieda soprattutto misure economiche in grado di incidere sui bilanci delle aziende. Nel mirino restano il costo del gasolio e dell’energia, insieme alla distanza tra i ricavi dei produttori e i prezzi finali pagati dai consumatori. Anche l’assessore regionale Gianluca Gallo, intervenendo sulle proteste, ha definito le rivendicazioni «sacrosante» e ha indicato la necessità di misure più incisive.

Irto: «Servono risposte efficaci e tempestive»

Il segretario regionale del Pd Calabria, Nicola Irto, chiede alla Regione e al Governo nazionale di intervenire con strumenti concreti, sottolineando il peso economico, sociale e occupazionale dell’agricoltura calabrese.

La richiesta è di aprire rapidamente un confronto con le organizzazioni agricole per individuare misure sul costo del gasolio e degli altri fattori produttivi, sulla tutela del reddito delle aziende e sul contrasto alle pratiche commerciali ritenute penalizzanti per i produttori. Per il Pd, la priorità è garantire agli agricoltori condizioni che consentano di continuare a lavorare con una remunerazione adeguata.