Nuovo Cpr in Calabria, il governo accelera sul piano rimpatri
Il ministro Matteo Piantedosi annuncia una nuova struttura anche in Calabria nell’ambito del potenziamento nazionale dei Centri di permanenza per il rimpatrio
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia nuove strutture in Italia. Previsto anche un centro in Calabria nell’ambito del piano nazionale sui rimpatri degli immigrati irregolari
La Calabria entra nel piano nazionale dei nuovi Cpr
Il governo punta ad ampliare la rete dei Centri di permanenza per il rimpatrio e tra le regioni interessate compare anche la Calabria. L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera, dove ha illustrato il piano di rafforzamento delle strutture destinate agli immigrati irregolari in attesa di espulsione.
Secondo quanto spiegato dal ministro, oltre all’attivazione di nuovi posti in strutture già operative in Sicilia, Sardegna e Lazio, sono state avviate le procedure per la realizzazione di nuovi Cpr in diverse regioni italiane, tra cui proprio la Calabria. Al momento non sono stati resi noti né il territorio individuato né i tempi previsti per la realizzazione della struttura.
Il governo rivendica l’aumento dei rimpatri
Nel suo intervento Piantedosi ha sottolineato la crescita dei rimpatri effettuati negli ultimi anni, parlando di un incremento superiore al 40% rispetto all’inizio della legislatura. Secondo il ministro, nei primi mesi del 2026 il dato sarebbe ulteriormente aumentato di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il Viminale evidenzia anche la crescita del rapporto tra immigrati irregolari sbarcati e persone rimpatriate, passato dal 3% del 2023 al 10% del 2025, fino al 33% registrato dall’inizio dell’anno in corso. Numeri che il governo considera centrali nella strategia di contrasto all’immigrazione irregolare.
Nei Cpr detenuti anche soggetti con precedenti penali
Il ministro dell’Interno ha inoltre fornito dati sui profili delle persone trattenute nei Centri di permanenza per il rimpatrio italiani. Secondo quanto riferito, circa il 90% dei soggetti presenti nei Cpr risulta denunciato per reati legati alla droga, spesso commessi in forma associativa.
Tra i precedenti contestati figurano anche furti, rapine, reati contro la persona, violenze sessuali, porto abusivo di armi e, in alcuni casi, accuse per omicidio o lesioni. Piantedosi ha infine ribadito che alcuni dei soggetti trattenuti vengono considerati pericolosi anche per la sicurezza nazionale.