La Calabria continua a fare i conti con due emergenze opposte ma strettamente collegate: la scarsità d’acqua e gli eventi meteorologici estremi. Un tema che è stato al centro del convegno “Troppa o troppo poca acqua? Per una gestione integrata della risorsa idrica nel Mezzogiorno”, promosso dal Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Università della Calabria insieme all’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale.

L’incontro ha riunito istituzioni, tecnici, mondo della ricerca e operatori del settore con l’obiettivo di affrontare la gestione dell’acqua non più come una continua emergenza, ma come una strategia strutturale per il futuro del territorio.

Al centro del dibattito la vulnerabilità della Calabria, sempre più esposta da un lato alla siccità strutturale e dall’altro agli effetti devastanti di alluvioni e fenomeni climatici estremi.

Costarella “L’acqua può diventare una minaccia devastante”

Nel corso del confronto è intervenuto Domenico Costarella, dirigente generale della Protezione civile regionale, che ha ripercorso gli ultimi anni segnati da emergenze sia sul fronte della carenza idrica sia su quello del dissesto causato dalle piogge intense.

Costarella ha ricordato lo stato di emergenza nazionale dichiarato il 27 settembre 2024 per la città metropolitana di Reggio Calabria, la provincia di Crotone e numerosi comuni del Cosentino, situazione che ha portato all’attivazione di interventi straordinari come la perforazione di nuovi pozzi e la captazione di fonti alternative.

Parallelamente, nel solo 2026, sono stati registrati tre diversi stati di emergenza per eventi alluvionali che hanno colpito aree come Sibari, Corigliano Rossano, Mirto Crosia, Melito Porto Salvo e diversi territori interni del Vibonese, Catanzarese e Reggino.

“Il rapporto Arpacal sul ciclone Ulrike parla di tempi di ritorno ultrasecolari” ha dichiarato Costarella, evidenziando come l’acqua possa trasformarsi rapidamente “da risorsa preziosa in minaccia devastante”.

La strategia regionale tra reti idriche e telecontrollo

A illustrare il piano della Regione Calabria è stato Salvatore Siviglia, dirigente generale del Dipartimento Ambiente, paesaggio e qualità urbana.

La strategia regionale si sviluppa su tre direttrici principali: il risanamento delle grandi adduttrici idriche, il rafforzamento della capacità di invaso e il completamento del passaggio al gestore unico del servizio idrico integrato.

Tra gli interventi più rilevanti figura il piano di ammodernamento del sistema del Crati, per il quale è stato richiesto un finanziamento straordinario al Governo nazionale, oltre ad altre opere sostenute attraverso fondi Por e Fsc.

Grande attenzione viene riservata anche ai sistemi di telecontrollo per il monitoraggio in tempo reale delle perdite e delle dispersioni della rete idrica. “Prima una rottura in campagna veniva scoperta dopo giorni” ha spiegato Siviglia. “Oggi abbiamo strumenti che consentono interventi immediati: è questo il cambiamento strutturale che stiamo costruendo”.

Agricoltura e bonifica al centro della gestione dell’acqua

Nel corso del convegno è intervenuto anche Vincenzo Straface per il Consorzio di bonifica della Calabria, illustrando i 14 interventi Pnrr attualmente in fase di collaudo su infrastrutture considerate ormai obsolete.

Il Consorzio sta lavorando su un sistema di distribuzione della risorsa basato sulla stima delle portate e sul reale fabbisogno idrico dei territori agricoli, oltre a garantire manutenzione dei canali di scolo e presidio del territorio durante le fasi di maltempo.

Sul ruolo dell’agricoltura si è soffermata anche Fulvia Caligiuri, direttrice generale di Arsac, che ha difeso il comparto agricolo spesso indicato come responsabile della crisi idrica.

Caligiuri ha sottolineato la necessità di innovazione, sperimentazione e gestione efficiente delle risorse, ribadendo il valore strategico del patrimonio agricolo calabrese. “Ci sono soggetti esterni che guardano alla Calabria con interesse proprio perché i nostri terreni sono ancora coltivabili” ha affermato, evidenziando la necessità che sia il territorio stesso a governare questa ricchezza.

Dall’emergenza alla programmazione strutturale

Il convegno rappresenta un passaggio significativo nel percorso intrapreso dalla Regione Calabria per trasformare la gestione della risorsa idrica in una politica stabile di sviluppo e tutela del territorio.

L’obiettivo indicato dalle istituzioni regionali è superare la logica dell’intervento emergenziale per costruire un sistema capace di affrontare in maniera integrata siccità, dissesto idrogeologico, tutela ambientale e gestione sostenibile dell’acqua, considerata sempre più una delle grandi sfide strategiche del futuro della Calabria.