Deputati al guinzaglio: da oggi votano senza neanche leggere. La democrazia è diventata un'azienda?
Senza più tempi di riflessione e con il dissenso sotto pressione economica, il Parlamento rischia di trasformarsi in una catena di comando verticale dove il confronto lascia spazio all’obbedienza e il mandato elettorale perde sostanza
Immaginate di entrare in ufficio e scoprire che il vostro compito non è più pensare, proporre o migliorare un progetto. Il vostro unico dovere è premere un tasto "Sì" ogni volta che il capo entra nella stanza. Non è la trama di un romanzo distopico sulla Silicon Valley, ma la fotografia esatta di ciò che sta accadendo nel cuore della nostra democrazia.
Dietro la sigla tecnica del Documento II n. 11, la riforma del Regolamento della Camera approvata lo scorso 17 febbraio, si nasconde una mutazione genetica del potere. Con 249 voti favorevoli, il Parlamento ha deciso di auto-mutilarsi. Per chi osserva dall'esterno, può sembrare una noiosa questione di burocrazia. In realtà, siamo di fronte alla trasformazione definitiva del parlamentare: da rappresentante dei cittadini a "yes man" di professione.
Il polmone democratico è stato rimosso
Il cuore del problema è una scelta strategica tanto precisa quanto letale: l’abolizione del termine di 24 ore per il voto di fiducia. In passato, questo intervallo non era un inutile orpello burocratico. Era un "polmone democratico". Serviva a riflettere, a studiare le pieghe nascoste di una legge e, soprattutto, a permettere all'opinione pubblica — a voi — di capire cosa stesse succedendo prima che diventasse irreversibile.
Oggi quel polmone è stato rimosso chirurgicamente. Il Governo può blindare una legge e chiederne il voto in poche ore. L’Aula non è più un luogo di confronto, ma una catena di montaggio dove la velocità conta più della qualità. Il deputato che avete eletto perde la sua funzione primaria: quella di fare da "setaccio". Senza tempo per esaminare i testi, non può più proteggere gli interessi del vostro territorio o del vostro settore professionale dalle sviste di un decreto scritto in fretta.
Il dissenso ha un prezzo (letterale)
Ma c'è un risvolto ancora più cinico, tipico di chi vuole il controllo totale: il guinzaglio finanziario. La nuova disciplina sui gruppi parlamentari congela i fondi se un deputato decide di cambiare schieramento. Ufficialmente, ci dicono che serve a combattere i "voltagabbana". Strategicamente, è un ricatto economico.
Se un parlamentare volesse ribellarsi a una legge ingiusta uscendo dal proprio gruppo, verrebbe punito nel portafoglio. Si crea così un sistema dove l’obbedienza è l’unica moneta di scambio e il dissenso diventa un lusso troppo costoso. Il parlamentare non risponde più a voi, ma alla segreteria del partito che detiene i cordoni della borsa.
Il rischio: leggi scadenti e cittadini spettatori
Perché questo dovrebbe preoccuparvi? Perché la democrazia "rapida" produce quasi sempre leggi confuse. Quando si rinuncia al filtro critico del dibattito, il risultato è un’inflazione di decreti correttivi e interpretazioni ministeriali che cambiano le carte in tavola ogni mese.
Ci troveremo in un sistema dove la politica non ascolta più la base, ma esegue ordini dall'alto con la precisione meccanica di un algoritmo. Il rischio reale è la nascita di una classe politica fatta di puri esecutori, incapaci di opporsi a norme dannose per l'economia o per i diritti sociali perché costretti a scegliere tra la fedeltà assoluta e il caos.
Il mandato elettorale si svuota di significato. Il cittadino e il professionista vengono relegati al ruolo di spettatori di un gioco di cui non possono più influenzare le regole. Se il Parlamento smette di discutere, la democrazia smette di respirare. E quando la democrazia va in apnea, sono sempre i cittadini a pagare il conto dell'ossigeno che manca.