La madre di Mohamed Amin Bessioud con una foto del figlio
La madre di Mohamed Amin Bessioud con una foto del figlio

​A 20 giorni dalla sua morte, domani mattina alle 11, il corpo di Mohamed entrerà in moschea per l'ultimo saluto. Poi partirà per la Tunisia, per il suo ultimo viaggio verso casa.

​L'amarezza di chi resta

A noi, che restiamo qui, non rimane alcuna pace. Solo l'amarezza sorda di una tragedia assurda e il dovere – politico, umano, morale – di continuare a pretendere giustizia. Perché non si può morire così. Non nel 2026, non in un paese che si definisce civile.
​Le testimonianze e il dolore di una madre
​Le testimonianze su ciò che Mohamed ha subito prima di arrivare a quel gesto estremo sono agghiaccianti. Raccontano di un incubo, di un senso di abbandono e di una pressione insostenibile. Raccontano di dinamiche di controllo che lo hanno stritolato, disumanizzato, isolato. Raccontano di responsabilitá precise. Mamma Nabila da quel giorno non vive più: il suo è un dolore sordo, devastante, di quelli per cui semplicemente non esiste consolazione.
​Ma questa non è solo una tragedia privata, é una questione politica che riguarda tutte e tutti noi.

​Le responsabilità dello Stato

​Ogni persona la cui vita, la cui libertà e il cui corpo sono nelle mani dello Stato deve essere tutelata. Senza eccezioni, senza zone d'ombra, senza sopraffazioni, senza sguardi girati dall'altra parte. Quando lo Stato prende in carico o in custodia una vita, ne diventa il primo responsabile. Se quella vita si spezza, lo Stato ha il dovere di rispondere.

​La ricerca della verità

​Mohamed parte domani, ma la ricerca della verità non parte con lui. Resta qui, e farà rumore finché non avremo risposte.
​Giustizia per Mohamed. Un abbraccio fortissimo a mamma Nabila.

*L'autrice è Garante comunale per i diritti dei detenuti di Cosenza