Maggiore chiarezza sulle ordinanze in merito allo stato di salute delle nostre acque. È questa la preoccupazione di Primo Manlio Cimino, fondatore del progetto Il Muro Italia, che nella giornata di ieri ha voluto intervenire sulla vicenda che continua a interessare diverse zone della città.

Chiarezza sull’acqua di alcune fontane pubbliche ma non solo

Sono trascorsi dieci giorni dai primi divieti e a Cosenza ci sono ancora fontane pubbliche dalle quali non è possibile bere. Un elemento che, secondo Cimino, dimostra come la questione non possa ancora considerarsi chiusa.

Il problema, infatti, non riguarda più soltanto le fontane interessate dai provvedimenti. Il punto centrale diventa capire con precisione quale sia la situazione della rete idrica e, soprattutto, se le limitazioni riguardino esclusivamente alcune fontane pubbliche oppure possano interessare anche le utenze private.

È proprio su questo aspetto che Cimino chiede una risposta chiara all’amministrazione comunale. Le ordinanze, infatti, fanno riferimento a “parti di rete idrica” interessate, ma secondo il fondatore de Il Muro Italia resta da chiarire quali siano queste porzioni della rete, quali utenze vengano alimentate e se tra queste rientrino anche le abitazioni.

Chiarezza da parte dell’amministrazione

Una domanda semplice, ma che dopo dieci giorni diventa ancora più urgente: l’acqua che arriva dai rubinetti delle case dei cosentini è potabile oppure no?

Cimino lega la vicenda anche alla gestione dell’amministrazione comunale, sottolineando come, in piena estate e con temperature elevate, la presenza di fontane pubbliche non utilizzabili per bere rappresenti un problema che non può essere liquidato come una semplice questione di manutenzione.

Dove sono i risultati delle analisi?

Il tema, secondo il fondatore de Il Muro Italia, richiede invece dati e informazioni precise. Non basta sapere che sono stati emanati dei divieti: i cittadini devono conoscere quali siano le zone interessate, quali siano i risultati delle analisi e quali conseguenze abbiano avuto sui diversi tratti della rete.

La richiesta all’amministrazione è quindi diretta: fare chiarezza una volta per tutte sulla potabilità dell’acqua nelle zone interessate dalle ordinanze.

Perché, dopo dieci giorni, secondo Cimino, non è più accettabile che possa rimanere anche soltanto un dubbio sull’acqua che arriva quotidianamente nelle case dei cittadini.