La conferenza stampa
La conferenza stampa

Era un vero e proprio supermarket della droga operativo ventiquattro ore su ventiquattro. E anche alle 3.30 della scorsa notte, nel momento in cui è scattato il maxi blitz della Polizia di Stato con oltre 200 uomini impegnati sul territorio, la piazza di spaccio era pienamente attiva.

Sono 32 le persone arrestate, una delle quali posta ai domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, porto e detenzione di armi da fuoco, estorsione, furto e danneggiamento.

L’operazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Reggio Calabria, del procuratore aggiunto Walter Ignazzitto, del pm Nicola De Caria, del questore Paolo Sirna e del dirigente della Squadra Mobile Gianfranco Minissale.

Una parte della città trasformata in piazza di spaccio

Secondo quanto emerso dalle indagini, una parte della città sarebbe stata progressivamente trasformata in una vera enclave dedicata quasi esclusivamente al traffico di droga.

“La cosa significativa è notare come una parte della città fosse stata, di fatto, dedicata quasi esclusivamente a questa attività”, ha spiegato il procuratore reggino.

Una situazione che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto pesanti conseguenze anche per i residenti onesti della zona, limitati nella libertà di movimento e impossibilitati a protestare per paura di ritorsioni.

La “saletta” della droga nel condominio popolare

Il punto nevralgico dell’organizzazione sarebbe stato un locale abusivo ricavato al piano terra di un condominio di edilizia popolare in via Sbarre Inferiori 8.

“Un vero e proprio punto di attrazione che veniva chiamato ‘saletta’”, ha riferito il procuratore.

Davanti al locale, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si formavano continuamente assembramenti di clienti, creando disagi e tensioni all’interno del condominio.

“Chi protestava veniva pesantemente minacciato”, è stato spiegato durante l’incontro con la stampa.

La gestione della vendita della droga sarebbe stata affidata a appartenenti della comunità Rom cittadina.

“Interi nuclei familiari vivevano di questo traffico”, ha sottolineato il pm Nicola De Caria.

Le telecamere usate contro gli stessi indagati

Il locale utilizzato come base operativa era inoltre dotato di sofisticati sistemi di videosorveglianza, installati per monitorare eventuali arrivi delle forze dell’ordine.

Ma proprio quelle telecamere si sarebbero trasformate in un elemento decisivo per le indagini.

“Entrando nel sistema abbiamo acquisito immagini inequivocabili e potuto identificare alcuni acquirenti”, ha spiegato il procuratore Giuseppe Borrelli.

Le immagini raccolte dagli investigatori avrebbero consentito di documentare il continuo via vai di clienti e l’attività di spaccio svolta all’interno della struttura.

“La legalità non può essere ripristinata solo dalla magistratura”

Nel corso della conferenza stampa il procuratore di Reggio Calabria ha anche lanciato un appello sul tema della legalità urbana e del recupero delle periferie.

“È inconcepibile che determinate aree del territorio siano tuttora enclave che finiscono per condizionare anche persone per bene”, ha affermato.

Secondo la Procura, il contrasto alla criminalità non può limitarsi esclusivamente all’azione giudiziaria e repressiva, ma deve passare anche attraverso interventi di risanamento urbano e di ripristino della legalità negli alloggi occupati abusivamente.

“Le condizioni di legalità non possono essere ripristinate unicamente dalla magistratura”, ha concluso il procuratore.