Caro carburanti, Napoli (Confapi): «In Calabria l’impatto è più pesante, il Governo intervenga sulle accise»
Il vicepresidente nazionale di Confapi e consigliere del CNEL mette in guardia sugli effetti dei rincari su famiglie e PMI: trasporti, logistica e distanza dai mercati rischiano di amplificare il divario competitivo della regione
Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti torna a preoccupare famiglie e imprese, con effetti che vanno ben oltre il costo del pieno.
A lanciare l’allarme è Francesco Napoli, vicepresidente nazionale di Confapi e consigliere del CNEL, che richiama l’attenzione sulle conseguenze che i rincari possono produrre sull’intera filiera economica.
In un quadro internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche, l’aumento del prezzo del petrolio si riflette infatti rapidamente su benzina, gasolio, logistica e trasporti, generando costi aggiuntivi che finiscono per trasferirsi anche sui prezzi finali di beni e servizi.
Le PMI tra costi più alti e maggiore incertezza
Per le piccole e medie imprese il problema non riguarda soltanto l’aumento immediato delle spese.
Secondo Napoli, l’instabilità dei prezzi rende più complesso programmare investimenti, definire i listini e pianificare l’attività produttiva.
I comparti più esposti sono quelli dei trasporti e della logistica, della manifattura ad alta intensità energetica e dell’agroalimentare.
«Il caro carburanti rappresenta un fattore critico perché colpisce l’intera catena economica. Quando il prezzo dei carburanti aumenta, l’effetto si trasferisce rapidamente su benzina, diesel e trasporti, incidendo su tutta la filiera produttiva», sottolinea Napoli.
Il rischio di un rallentamento dei consumi
L’aumento dei costi rischia di pesare anche sulla domanda interna. «In Italia i consumi delle famiglie rappresentano la componente principale del Pil – evidenzia il vicepresidente di Confapi –. Eventi come l’aumento dei carburanti, l’inflazione e l’instabilità internazionale incidono proprio su questo meccanismo: le famiglie tendono a ridurre la spesa, frenano i consumi e questo inevitabilmente rallenta la crescita economica».
Il caro carburanti potrebbe quindi innescare una nuova spirale di rincari, comprimendo contemporaneamente il potere d’acquisto delle famiglie e i margini delle imprese.
«Serve una strategia strutturale sull’energia»
Napoli richiama la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale della questione energetica.
Tra gli strumenti indicati figurano la riduzione dei costi dell’energia, la diversificazione delle fonti, lo sviluppo delle rinnovabili e una maggiore capacità di autoproduzione da parte delle aziende.
Ridurre la dipendenza dall’estero, secondo il vicepresidente di Confapi, significherebbe rendere il sistema produttivo meno vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali.
«La competitività delle imprese passa anche dalla tenuta della domanda interna: sostenere i consumi significa sostenere la crescita, l’occupazione e gli investimenti», ribadisce.
La Calabria paga un prezzo più alto
Il quadro, secondo Napoli, diventa ancora più delicato in Calabria.
La forte dipendenza dal trasporto su gomma, la necessità di utilizzare spesso l’auto privata e una rete infrastrutturale che continua a presentare criticità rischiano di amplificare gli effetti dei rincari.
Ogni aumento del prezzo del gasolio può tradursi in un costo aggiuntivo sia per le famiglie sia per le imprese, soprattutto per quelle che devono movimentare merci verso mercati lontani dalla regione.
«Non possiamo permettere che la distanza dai principali mercati e le difficoltà infrastrutturali diventino un ulteriore svantaggio competitivo», afferma Napoli.
La richiesta al Governo: intervenire sulle accise
Da qui la richiesta di un intervento immediato sul fronte fiscale. «Chiediamo al Governo un intervento immediato sulle accise, perché ridurre il costo dei carburanti significa dare ossigeno alle famiglie, alle imprese e all’intera economia calabrese», conclude Napoli.
Il messaggio che arriva dal mondo delle PMI è quindi chiaro: il caro carburanti non è soltanto un problema per gli automobilisti, ma una questione che investe competitività, consumi, occupazione e capacità di crescita dell’intero sistema economico.