Il prezzo dell’efficienza: così la riforma della Corte dei Conti sposta il rischio sui conti pubblici
Una lettura finanziaria della riforma approvata a fine 2025 tra riduzione delle responsabilità individuali, trasferimento del rischio e nuovi equilibri nei controlli sulla spesa pubblica
Questa analisi seziona la riforma della Corte dei Conti approvata a fine 2025, non attraverso la lente del dibattito politico superficiale, ma mediante una rigorosa scomposizione delle logiche di gestione del rischio e degli impatti finanziari. Comprendere questo passaggio è cruciale: siamo di fronte a una mutazione genetica del rapporto tra Stato, responsabilità individuale e gestione del capitale pubblico.
La ridefinizione della colpa grave e la blindatura del decisore pubblico
Il cuore del cambiamento risiede nella ridefinizione della colpa grave. Fino a ieri, il perimetro della responsabilità era tracciato dalla negligenza ingiustificabile; oggi, quel perimetro viene drasticamente ristretto. La legge stabilisce che la colpa grave sussista solo in presenza di violazioni evidenti o travisamenti dei fatti documentati. Strategicamente, ciò produce una "blindatura" del funzionario pubblico. Se un dirigente agisce seguendo un’interpretazione giurisprudenziale o un parere tecnico, la sua condotta è legalmente insindacabile, anche qualora portasse a un disastro economico. Per il mercato, questo significa una maggiore velocità decisionale, ma per il sistema-Paese rappresenta un potenziale degrado della qualità della spesa. Si sposta l’attenzione dalla convenienza economica dell’atto alla sua mera regolarità formale: il funzionario non cercherà più la soluzione migliore, ma quella più "coperta" da pareri preventivi.
Il tetto al risarcimento e l’azzardo morale sui conti pubblici
Questo ci porta al secondo pilastro della riforma: il tetto massimo al risarcimento. Imporre un limite al danno erariale risarcibile, fissandolo al 30% del valore accertato e non oltre due anni di stipendio, è un’operazione che in finanza definiremmo di azzardo morale. Se il "downside" per chi gestisce milioni di euro è limitato a una frazione minima del proprio reddito, viene meno il principio di deterrenza. La responsabilità individuale, motore della prudenza amministrativa, viene sostituita da una sorta di assicurazione implicita a carico dello Stato. Il rischio non sparisce, viene semplicemente trasferito: dal patrimonio del decisore al bilancio pubblico. In un’ottica di analisi del debito, questo è un segnale di allerta, poiché riduce gli incentivi a una gestione rigorosa dei flussi finanziari legati a progetti monumentali come il Pnrr.
Silenzio-assenso e pareri preventivi: il controllo che diventa procedura
Un impatto altrettanto profondo deriva dall'introduzione del silenzio-assenso sui pareri preventivi della Corte. Il termine di 30 giorni per ottenere una risposta dalla magistratura contabile è, nella pratica operativa, una clessidra troppo rapida. Il risultato strategico è la creazione di zone d'ombra legali: se la Corte non interviene in tempo, l’atto diventa inattaccabile. Questa "fuga dalla responsabilità" accelera i processi, ma trasforma il controllo in un passaggio burocratico aggirabile con il tempo. A ciò si aggiunge la nuova funzione consultiva della Corte stessa. Se il controllore fornisce un parere preventivo su un'operazione finanziaria complessa, perde inevitabilmente la sua terzietà nel momento in cui dovrà giudicare quegli stessi atti in futuro. Si passa da una magistratura che sanziona l'errore a un partner tecnico che lo avalla preventivamente, annullando il sistema di pesi e contrappesi necessario in ogni democrazia finanziaria evoluta.
Efficienza immediata contro stabilità di lungo periodo
Infine, la delega al Governo per la riorganizzazione dell'istituto suggerisce un desiderio dell'esecutivo di integrare maggiormente la Corte nei processi attuativi, riducendone la funzione di disturbo. Se da un lato questo può apparire come un trionfo dell'efficienza contro la cosiddetta "paura della firma", dall'altro espone il sistema a un rischio reputazionale internazionale. Gli investitori e le istituzioni europee guardano alla stabilità dei controlli come a una garanzia di solvibilità e trasparenza. Indebolire il presidio della Corte dei Conti significa accettare un compromesso pericoloso: scambiare la velocità di esecuzione immediata con una potenziale fragilità strutturale dei conti pubblici nel lungo periodo. Per il professionista finanziario, la lezione è chiara: la riforma non elimina il rischio, lo rende meno visibile, occultandolo sotto la superficie di una pubblica amministrazione più agile ma meno responsabile.