Imprese, Crotone tra le province con la minore propensione imprenditoriale in Italia
L’analisi dell’area studi e ricerche Cna fotografa un Paese ancora fortemente legato alle piccole imprese, ma con marcati divari territoriali: nel Crotonese si contano 58,9 attività ogni mille abitanti, ben al di sotto della media nazionale

La capacità di fare impresa in Italia resta diffusa, ma continua a mostrare profonde differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno. E tra i territori che evidenziano le maggiori difficoltà compare anche la Calabria.
Secondo l’analisi dell’area studi e ricerche della Cna, Crotone registra infatti 58,9 imprese ogni mille abitanti, un dato che la colloca tra le province con la minore propensione imprenditoriale del Paese.
Il valore è nettamente inferiore alla media nazionale, pari a 80,6 imprese ogni mille abitanti, e colloca il territorio crotonese insieme a diverse province meridionali nella parte bassa della graduatoria.
Il divario con il Centro-Nord
A guidare la classifica nazionale è Prato, con 112,4 imprese ogni mille abitanti, seguita da Milano con 110,6 e Rimini con 105,5.
Nelle prime posizioni figurano anche Firenze, Fermo, Valle d’Aosta, Padova, Lucca, Macerata e Roma.
All’estremo opposto si trovano invece Sud Sardegna, con 53,4 imprese ogni mille abitanti, Enna con 55,9, Caltanissetta con 56,5, Agrigento con 58,4, Taranto con 58,8, quindi Siracusa e Crotone entrambe a quota 58,9.
In Calabria pesano fragilità strutturali
Il dato crotonese si inserisce in un quadro più ampio che penalizza numerose aree del Mezzogiorno e i territori segnati da spopolamento e invecchiamento della popolazione.
Secondo la Cna, al Sud incidono diversi fattori: una minore presenza di filiere produttive consolidate, la debolezza della domanda interna, le difficoltà nell’accesso al credito e una dotazione infrastrutturale spesso insufficiente.
Elementi che assumono un peso particolare anche in Calabria, dove la capacità di creare nuove imprese si confronta con problemi strutturali e con la difficoltà di trattenere popolazione e competenze.
Il ruolo delle piccole imprese nei territori
La fotografia tracciata da Cna evidenzia comunque come l’Italia continui a fare impresa attraverso una rete capillare di distretti, città intermedie e piccoli centri.
Le quattordici città metropolitane concentrano il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti, ma il tessuto produttivo resta distribuito in maniera più diffusa rispetto ad altri Paesi europei.
Proprio nei territori più lontani dai grandi centri, la presenza delle piccole attività assume quindi un valore non soltanto economico, ma anche sociale e occupazionale.
Costantini: «Servono condizioni favorevoli per fare impresa»
«Questa fotografia conferma che la diffusione dell’impresa non dipende soltanto dalla forza economica di un territorio», sottolinea il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini.
A incidere, aggiunge, sono anche la struttura demografica, la qualità delle istituzioni locali, la disponibilità di credito, le infrastrutture materiali e digitali e i tempi della burocrazia.
Per Costantini, la rete delle piccole imprese continua a rappresentare «un presidio economico, sociale e occupazionale essenziale», soprattutto nei comuni e nelle aree più distanti dai grandi poli urbani.
Il dato di Crotone, in questo quadro, diventa così uno degli indicatori delle difficoltà che la Calabria deve affrontare per rafforzare il proprio tessuto produttivo e creare condizioni più favorevoli alla nascita e alla crescita delle imprese.