Bianca Rende
Bianca Rende

Cinque anni dopo la candidatura a sindaco e l’accordo che al ballottaggio contribuì alla vittoria di Franz Caruso, Bianca Rende torna a interrogarsi sul futuro politico di Cosenza. E lo fa senza risparmiare critiche né all’amministrazione né ai vecchi equilibri del centrosinistra. La consigliera comunale vede nella crisi del gruppo dirigente del Pd cosentino la possibilità di aprire una fase nuova, rivendica l’autonomia mantenuta durante questa consiliatura e indica diversi terreni sui quali, a suo giudizio, Palazzo dei Bruzi avrebbe potuto fare di più: dal salvataggio di Amaco alla Città unica, passando per la difesa dell’ospedale e il rapporto con i quartieri. Sul 2027 non chiude la porta a una nuova candidatura, ma pone una condizione precisa: prima dei nomi serve «un progetto credibile». E mentre riconosce a Francesco De Cicco capacità di lavoro e presenza sui problemi dei cittadini, ribadisce che la costruzione della prossima coalizione dovrà passare da mediazione, dialogo e superamento delle logiche oligarchiche che, secondo Rende, hanno condizionato per anni la politica cittadina.

Nel 2021 lei disse che Franz Caruso «non era libero di scegliere» e parlò apertamente di «burattinai che muovono i fili della politica cosentina» e di un PD che rispondeva «a due o tre soggetti». Cinque anni dopo Caruso ha rotto con Nicola Adamo e il PD cosentino si ritrova di fatto diviso in due. Alla vigilia di una nuova scelta del candidato a sindaco, la storia si sta ripetendo?

La storia apparentemente si ripete ma con nuovi ruoli che di fatto modificano gli equilibri e i rapporti di forza che dominano un piccolo mondo di provincia. La crisi e la litigiosità del vecchio gruppo dirigente del Pd cosentino apre la strada a nuovissimi soggetti che la gestione Commissariale non potrà fare a meno di valorizzare. Le scelte sbagliate del passato possono insegnare molto alla “purezza” ideologica ed egemonica che caratterizzava una certa arroganza della vecchia classe dirigente.

Pochi giorni dopo quelle parole lei raggiunse però l'intesa proprio con Franz Caruso, sulla base di trasparenza, partecipazione, rotazione degli incarichi e rottura con i «ristretti cerchi più o meno magici». Cinque anni dopo, quanti di quegli impegni sono stati realmente rispettati?

Avevo un gruppo con cui confrontarmi che mi diede esattamente quel mandato, ma non accettai posti in giunta proprio per sottrarmi a quel “tutorato” di cui sopra. Come noto, avrei accettato il ruolo di Presidente dell’assise come figura di garanzia, ma la stretta di mano in quel caso non valse l’impegno e il PD di allora la fece da padrone. 

Risultai sgradita quasi subito al Sindaco perché poco allineata agli ordini di Palazzo e alle trame che ne derivano. Non mi sono mai stracciata le vesti per questo. Le mie battaglie all’establishment e sulla trasparenza le ho portate avanti dal seggio intoccabile del Consiglio comunale. L’asse che si creò sull’elezione del presidente del collegio dei revisori fu una piccola rivolta da Spartaco che ci diede una spinta adrenalinica: mi dispiacque per il professionista che ci rimise e la cui professionalità non era in discussione, ma fu la prima forma di emancipazione di una parte pensante della maggioranza consiliare, che capiva di essere totalmente esclusa dalle decisioni strategiche assunte da un’oligarchia imperante. Su altre questioni proprio non ci siamo trovati come la mancanza di una volontà forte sul salvataggio di Amaco, lo scarso impegno nel referendum sulla la Città unica, la debole difesa dell’Ospedale, l’insufficiente dialogo coi quartieri e altri organismi partecipativi.

Il vero “cerchio magico” del Sindaco, comunque, è saltato per i disastrosi risultati individuali dei suoi candidati alle elezioni regionali. Ora c’è una maggioranza formale, determinata anche dal premio elettorale, solida nei numeri, per evitare l’ulteriore danno istituzionale dello scioglimento del Consiglio ma assai disinvolta rispetto agli impegni per il futuro.

Il suo nome circola nuovamente tra quelli possibili per la candidatura a sindaco. Togliamo subito l'equivoco: Bianca Rende è disponibile a candidarsi oppure no?

Come ho già detto: “Chi in conclave entra papa non esce neppure cardinale!”. Lascio ad altri questa civetteria da marciapiede. La democrazia prima che decisionismo è mediazione, tolleranza, dialogo fra tutte le parti contraenti un patto credibile e foriero di speranze per tutti e non di pochi furbi. Essendomi candidata cinque anni fa, la risposta è nelle cose, ma senza un progetto credibile non me lo sognerei neppure. E così dovrebbero pensarla tutti.

Francesco De Cicco ha già cominciato a muoversi per il 2027 e sostiene che PD e Movimento 5 Stelle abbiano sostanzialmente scaricato Franz Caruso. Lei, che quella maggioranza la conosce dall'interno, pensa che abbia ragione?

Legittimo che si discuta liberamente sul modo migliore di vincere le prossime elezioni comunali e battere la Destra che ha il problema determinante di una assai probabile lista Vannacci.

Con Francesco ho sempre avuto un ottimo rapporto e ammiro il suo essere sempre raggiungibile da chiunque. Ha una capacità di lavoro notevole e presidia molte questioni che i partiti trascurano e che sono invece cari ai cittadini. Gli ho solo detto che Cosenza ha molta necessità di una buona deputazione regionale, perché la programmazione e i fondi di cui la città ha bisogno per la sua progettualità sono lì. 

Lei ha criticato più volte Franz Caruso, il metodo con cui ha gestito la maggioranza e persino i vecchi meccanismi della politica cosentina. Poi Caruso, nel rimpasto di gennaio, ha nominato assessore Sarino Branda, suo cognato. Glielo chiedo brutalmente: quella nomina ha migliorato il giudizio di Bianca Rende sull'amministrazione Caruso o ha soltanto creato un certo imbarazzo quando bisogna criticarla?

Le sono sinceramente grata della domanda che mi consente  di formulare ancora  e pubblicamente sentitissimi auguri di buon lavoro al nuovo Assessore “tecnico” Sarino Branda, che stimo moltissimo da ben prima che diventasse mio cognato e che credo stia facendo un buon lavoro,  ma consente anche di confermare la scelta di autonomia  e critica costruttiva che ho fatto con una Lista che è risultata determinante  per evitare la vittoria della Destra populista in una città europeista che vanta da sempre il titolo di “Atene della Calabria”!