L’inchiesta di Fuori dal Coro porta alla luce una realtà drammatica dell’entroterra cosentino, dove la sanità sembra essersi fermata. Il servizio, dedicato ai cosiddetti “ladri di sanità”, racconta territori isolati, privi di presìdi di emergenza e lasciati a fronteggiare le urgenze senza mezzi né personale. Al centro del racconto c’è Longobucco, comune montano della provincia di Cosenza, diventato simbolo di un sistema che promette assistenza ma non la garantisce.


Longobucco, un territorio vasto senza soccorsi h24

Longobucco e le sue frazioni coprono un’area ampia e complessa dal punto di vista orografico. Qui, secondo quanto emerso nell’inchiesta, manca da tempo un presidio mobile di emergenza attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. Un’assenza che, in caso di infarti, ictus o traumi gravi, può trasformarsi in una sentenza. I cittadini raccontano di chilometri di strade difficili, di attese interminabili e di ambulanze che devono arrivare da altri comuni, spesso troppo lontani.


La morte di Antonio Sommario

La sera del 13 gennaio Antonio Sommario, 65 anni, rientra dal lavoro e inizia a sentirsi male. Il fratello chiama subito il 118, ma l’ambulanza impiega troppo tempo ad arrivare. Antonio muore prima di poter essere soccorso. Nel racconto dei familiari emerge tutta la disperazione di chi assiste a una tragedia che, forse, poteva essere evitata. A Longobucco, spiegano, un’ambulanza avrebbe dovuto essere già presente, pronta a intervenire in pochi minuti. Ma quel mezzo non c’era.


Un’altra vittima, un copione che si ripete

Antonio Sommario non sarebbe un caso isolato. Un anno prima, un altro uomo di 47 anni, Serafino Congi, perde la vita dopo oltre tre ore di attesa per i soccorsi a San Giovanni in Fiore. I genitori raccontano di un figlio tenuto a lungo in casa, in attesa di un’ambulanza e di un medico che dovevano arrivare da lontano. Anche in quel caso, il ritardo si rivela fatale. Due storie diverse, ma unite dallo stesso filo: l’assenza di un sistema di emergenza efficiente.


La convenzione firmata e mai partita

L’inchiesta ricostruisce anche il quadro amministrativo. Nel settembre 2025 l’ASP di Cosenza firma una convenzione con un’associazione per garantire a Longobucco un presidio medico fisso con ambulanza h24. Un accordo che, sulla carta, avrebbe dovuto colmare un vuoto storico. Nei fatti, però, il servizio non è mai partito. Il presidio previsto risulta assente, l’ambulanza non è mai arrivata e l’assistenza promessa resta solo un atto formale.


L’immobile vuoto e i fondi pubblici

Nel servizio televisivo vengono mostrate le immagini dell’immobile preso in affitto dall’associazione convenzionata, destinato a ospitare operatori sanitari e mezzi di soccorso. L’edificio è vuoto. Nessun medico, nessun infermiere, nessuna ambulanza. Eppure, secondo quanto denunciato, per quella struttura sarebbero stati spesi fondi pubblici. Una situazione che alimenta rabbia e senso di abbandono tra i residenti.


Le spiegazioni dei vertici sanitari

Alle domande incalzanti dei giornalisti, i vertici dell’ASP parlano di ritardi amministrativi, di documentazione mancante e di adempimenti non completati. Problemi tecnici che avrebbero impedito l’avvio del servizio nei tempi previsti. Ma l’inchiesta sottolinea un dato che pesa come un macigno: molti di questi ostacoli sarebbero stati superati solo dopo la morte di Antonio Sommario, quando la pressione mediatica e la protesta dei cittadini hanno costretto le istituzioni ad accelerare.


La protesta dei cittadini e la richiesta di dignità

A Longobucco la rabbia si trasforma in protesta. I cittadini parlano apertamente di diritto alla vita negato, denunciando una sanità che si ferma durante le festività e che lascia intere comunità senza risposte. Mancano i medici di base, mancano le ambulanze, mancano le strade adeguate. In queste condizioni, anche un malore improvviso può diventare una condanna.


Un caso locale che racconta un problema più ampio

L’inchiesta di Fuori dal Coro utilizza Longobucco come esempio di una criticità che riguarda molte aree interne della Calabria. Territori lontani dagli ospedali, spesso montani, dove la carenza di presìdi sanitari rende fragile ogni emergenza. Le due morti raccontate non sono solo tragedie individuali, ma il simbolo di un sistema che fatica a garantire equità nell’accesso alle cure.


Sanità e aree interne, una sfida ancora aperta

Il racconto televisivo lascia una domanda inevasa: quante altre vite devono essere spezzate prima che le promesse diventino servizi reali. L’entroterra cosentino chiede risposte concrete, non convenzioni sulla carta. Perché, come emerge con forza dall’inchiesta, senza ambulanze e medici la sanità non è solo inefficiente, ma diventa assente. E in questi territori l’assenza può fare la differenza tra vivere e morire.