Salvini con il modellino del Ponte sullo Stretto
Salvini con il modellino del Ponte sullo Stretto

Il Tar del Lazio ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi presentati a fine dicembre 2024 dal Comune di Villa San Giovanni, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria e da diverse associazioni ambientaliste contro il progetto del ponte sullo Stretto di Messina.

La decisione segna un passaggio importante nell’iter amministrativo dell’opera, da anni al centro del dibattito politico, istituzionale e ambientale.

Contestati pareri e atti sul progetto

I ricorsi respinti riguardavano in particolare la richiesta di annullamento del parere della Commissione Via/Vas del 13 novembre 2024, che aveva espresso valutazione favorevole all’impatto ambientale del ponte.

Nel mirino anche la deliberazione della Presidenza del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, con cui è stata approvata la relazione Iropi, oltre ad altri atti collegati e conseguenti relativi alla realizzazione dell’infrastruttura.

Il ruolo del Cipess nella valutazione ambientale

Secondo quanto reso noto dalla società Stretto di Messina, il giudice amministrativo ha richiamato anche un precedente della Corte di giustizia europea, confermando l’impostazione normativa seguita dalle amministrazioni competenti.

In particolare, è stato ribadito il ruolo centrale del Cipess, cui spetta la valutazione sulla compatibilità ambientale del ponte in quanto infrastruttura di rilevanza strategica nazionale.

Un passaggio chiave per l’opera

La pronuncia del Tar rappresenta un ulteriore tassello nel complesso percorso del ponte sullo Stretto, progetto che continua a dividere opinione pubblica e istituzioni.

Se da un lato la decisione rafforza l’iter procedurale avviato, dall’altro il dibattito resta aperto, soprattutto sui temi ambientali, economici e sull’impatto che una simile infrastruttura potrebbe avere sul territorio calabrese e siciliano.