L’extravergine vero calabrese resta nei frantoi, nei supermercati a 3,80 euro al litro si vende quello spacciato per extravergine
Un litro di extravergine a meno di quattro euro, compresi confezionamento, trasporto, tasse e guadagni della distribuzione. Un prezzo impossibile per molti olivicoltori calabresi, mentre i controlli scoprono oli adulterati con semi e coloranti. E la

Un litro di olio extravergine a 3,80 euro. È il prezzo che si può incontrare sugli scaffali dei supermercati. Una cifra che per chi deve fare la spesa rappresenta un risparmio, ma che per un olivicoltore calabrese è una condanna. Perché produrre olio vero costa, e costa molto più di quanto certi prezzi lascino immaginare. Chi coltiva gli ulivi deve pagare la potatura, la pulizia dei terreni, la raccolta, gli operai, il trasporto delle olive e la lavorazione al frantoio. Per ottenere un litro di extravergine servono mediamente cinque-sette chili di olive. E tutto questo lavoro deve essere pagato prima ancora di vendere una sola bottiglia. Prendiamo allora quel litro da 3,80 euro. Prima di arrivare sullo scaffale, l'olio deve essere acquistato dall'azienda che lo confeziona, imbottigliato, etichettato e trasportato. Il confezionatore deve coprire le proprie spese e guadagnarci. Poi c'è il supermercato, con il suo margine commerciale, e ci sono le tasse. Tutto deve rientrare in appena 3,80 euro. A quel prezzo, di vero olio extravergine non c'è neanche l'ombra.
Concorrenza sleale, importazioni ed oli adulterati
Per gli olivicoltori calabresi competere diventa impossibile. Il mercato è invaso da oli provenienti dall'estero, venduti a prezzi con i quali le piccole aziende locali non riescono a confrontarsi. E il problema non riguarda soltanto la concorrenza commerciale, perché ai prodotti importati si aggiungono quelli adulterati, venduti come extravergini pur non avendone le caratteristiche. Le frodi sono state accertate dai controlli ufficiali. Negli ultimi anni circa il 13% dei prodotti esaminati è risultato irregolare. Tra i casi scoperti ci sono oli di semi di girasole mescolati con clorofilla e betacarotene per imitare l'aspetto dell'extravergine, oli di qualità inferiore venduti come extravergini e prodotti stranieri spacciati per italiani. Il vantaggio economico per chi falsifica è evidente: utilizza materie prime meno costose e le vende come prodotti di qualità superiore. Il danno ricade direttamente su chi produce olio autentico. Un olivicoltore calabrese non può abbattere il costo delle olive sostituendole con olio di semi, né eliminare le spese della raccolta e della molitura. Deve sostenere tutti i costi della produzione e poi confrontarsi con prezzi che non gli consentono di recuperare quanto ha speso.
Le quotazioni ISMEA e la crisi della nuova campagna olearia
I dati ISMEA mostrano quanto sia difficile la situazione. A settembre 2026 le quotazioni dell'olio DOP Bruzio erano diminuite del 42,8% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre quelle del DOP Lametia erano scese del 42,7%. Il 12 ottobre il Bruzio veniva quotato a 5,30 euro al chilo e il Lametia a 5,40 euro. Prezzi all'origine, prima di aggiungere confezionamento, trasporto e distribuzione. Eppure nei supermercati si trova extravergine confezionato a 3,80 euro al litro. A rendere la situazione ancora più pesante è la nuova campagna olearia. Le stime diffuse all'inizio di ottobre prevedevano per la Calabria una possibile riduzione del raccolto fino al 40%, mentre a livello nazionale Federolio indicava un calo intorno al 20%. Significa meno olive da raccogliere e meno olio da vendere, senza che diminuiscano necessariamente le spese per mantenere gli uliveti.
Il dilemma del consumatore e le ingannevoli etichette
Così l'olio calabrese rischia di restare nei frantoi. Non perché manchi la qualità, ma perché il prezzo necessario per remunerare chi lo produce è molto più alto di quello proposto dalla grande distribuzione. E non si può neppure rimproverare ai consumatori di scegliere la bottiglia più economica. Una famiglia entra al supermercato e trova due bottiglie: una costa 3,80 euro, l'altra 9 o 10 euro. Su entrambe c'è scritto olio extravergine di oliva. Perché dovrebbe spendere più del doppio per acquistare un prodotto che, almeno sull'etichetta, sembra identico? Con stipendi e pensioni insufficienti, sceglie quello da 3,80 euro, convinta di aver comprato lo stesso prodotto risparmiando sei euro. Ed è proprio quella scritta, extravergine, a rendere difficile la scelta. Il consumatore può leggere l'origine sull'etichetta, ma non ha gli strumenti per verificare la qualità effettiva dell'olio o scoprire eventuali adulterazioni. Neppure il colore verde intenso è una garanzia, come dimostrano le frodi realizzate utilizzando clorofilla.
L'importanza dei controlli per salvare il patrimonio olivicolo
Per questo la difesa dell'olio calabrese non può essere affidata soltanto alla disponibilità dei cittadini a pagarlo di più. Servono controlli sulle importazioni, sulla provenienza delle materie prime, sugli stabilimenti di confezionamento e sui prodotti venduti nei supermercati. Chi acquista deve sapere che cosa porta in tavola e chi produce rispettando le regole deve poter vendere senza subire la concorrenza di chi le aggira.La Calabria possiede oliveti, frantoi, produzioni certificate e aziende che investono sulla qualità. Un patrimonio che rischia di perdere valore mentre il mercato premia soprattutto chi riesce a proporre il prezzo più basso. Quanto può essere stato pagato l'olio contenuto in quella bottiglia, se con 3,80 euro bisogna remunerare un'intera filiera commerciale? E se questa situazione continua, il rischio non è soltanto che l'olio calabrese rimanga nei frantoi, ma che coltivare gli ulivi diventi un'attività alla quale sempre più produttori saranno costretti a rinunciare.