Comuni in crisi, Minenna: «Il problema è nelle regole, serve una riforma nazionale»
L’assessore regionale al Bilancio interviene sui dati della Corte dei conti e distingue tra cattiva gestione e debolezza strutturale delle entrate. In Calabria risultavano 98 procedure di crisi ancora attive alla fine del 2024. «Le Regioni possono af

Il sistema utilizzato per affrontare le crisi finanziarie dei Comuni italiani avrebbe bisogno di una revisione profonda. A sostenerlo è Marcello Minenna, assessore della Regione Calabria con competenze in materia di Bilancio e patrimonio, programmazione dei fondi nazionali e comunitari, transizione digitale, energia, enti strumentali, fondazioni e società partecipate. Minenna interviene sui dati contenuti nella Relazione al Parlamento della Corte dei conti dedicata ai Comuni in situazione di crisi finanziaria e concentra l'attenzione sull'efficacia degli strumenti attualmente previsti. «I numeri della Corte dei conti dicono che il problema è nelle regole: solo il 17% dei dissesti si chiude nei cinque anni previsti e oltre un piano di riequilibrio su tre finisce comunque in dissesto. In queste procedure si entra e non si esce», afferma l'assessore.
Calabria tra i territori maggiormente interessati
Il tema assume un peso particolare proprio in Calabria. La relazione della magistratura contabile fotografa infatti una forte concentrazione territoriale delle crisi finanziarie degli enti locali in Calabria, Campania e Sicilia, dove ricade il 63,6% delle procedure complessivamente avviate e oltre l'80% dei dissesti dichiarati negli ultimi anni. Alla fine del 2024 in Calabria risultavano ancora attive 98 procedure, relative ad altrettanti Comuni: 59 dissesti e 39 piani di riequilibrio. Significa che quasi un Comune calabrese su quattro risultava coinvolto in una procedura di crisi finanziaria. La massa passiva relativa alle procedure attive veniva quantificata in circa 934 milioni di euro, al netto delle situazioni di Reggio Calabria e Vibo Valentia interessate da specifici Patti. Numeri che rendono il dibattito sulle regole di risanamento particolarmente rilevante per gli enti locali della regione.
«Cattiva gestione e debolezza delle entrate sono due problemi diversi»
Secondo Minenna, una delle criticità dell'attuale sistema è trattare nello stesso modo situazioni che possono avere origini profondamente differenti. «Il dissesto cura allo stesso modo due malattie diverse: la cattiva gestione e la debolezza strutturale delle entrate», osserva. Per l'assessore calabrese non tutte le crisi finanziarie possono quindi essere ricondotte esclusivamente a errori amministrativi. Nei territori caratterizzati da una base imponibile più debole e da maggiori difficoltà nella riscossione dei tributi, il problema può avere anche una natura strutturale. «Si è chiesto ai Comuni di reggersi su entrate proprie là dove la base imponibile è più fragile e riscuotere è più difficile: lì la crisi è spesso l'esito di questo squilibrio, non solo di errori di gestione».
«Contro la cattiva gestione servono rigore, per i territori fragili la perequazione»
Da qui la distinzione proposta da Minenna: strumenti rigorosi nei casi di cattiva amministrazione e meccanismi perequativi più efficaci quando, invece, la difficoltà deriva dalla debolezza economica del territorio. «Contro la cattiva gestione servono regole severe, contro la debolezza delle entrate perequazione vera», sostiene l'assessore. La relazione della Corte dei conti evidenzia del resto come il fenomeno delle crisi finanziarie degli enti locali presenti una marcata concentrazione nel Mezzogiorno e segnala la necessità di intervenire sull'attuale quadro normativo. Alla fine del 2024 risultavano complessivamente aperte in Italia 487 procedure tra dissesti e riequilibri, con una massa debitoria superiore agli otto miliardi di euro.
La richiesta di una riforma nazionale
Per Minenna la Regione può intervenire accompagnando e sostenendo gli enti locali, ma non dispone degli strumenti per modificare la disciplina nazionale del dissesto e del riequilibrio. «Le Regioni possono affiancare i Comuni, non riscrivere le regole: serve una riforma nazionale che distingua i due casi e disegni una procedura da cui si possa davvero uscire». La questione riguarda quindi non soltanto il risanamento dei bilanci, ma anche la capacità degli enti in difficoltà di continuare a garantire servizi alle comunità senza restare per periodi molto lunghi intrappolati nelle procedure di crisi. Per la Calabria, dove la diffusione dei dissesti e dei piani di riequilibrio resta tra le più elevate del Paese, il confronto sulla revisione delle regole assume una rilevanza ancora maggiore.