Il Tribunale di Catanzaro ha condannato il ministero della Giustizia al risarcimento dei danni in favore dei familiari di un uomo di 33 anni morto suicida nel carcere di Alghero. La somma stabilita dai giudici ammonta a 400mila euro, oltre interessi e spese legali, a titolo di risarcimento per la perdita del rapporto parentale. La vicenda risale al giugno 2009, quando il detenuto, arrestato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, era stato sottoposto a custodia cautelare ed era in attesa di giudizio.

Le circostanze della morte e le responsabilità accertate


All’ingresso in carcere, una visita medica aveva evidenziato uno stato depressivo, tanto da disporre la misura della cosiddetta grande sorveglianza, che prevedeva controlli frequenti. Tuttavia, pochi giorni dopo l’uomo venne trovato morto nella cella che condivideva con un altro detenuto. Secondo quanto emerso nel procedimento civile, la misura di sorveglianza non sarebbe stata rispettata con la necessaria continuità e questo, insieme a carenze nel coordinamento tra le figure incaricate della gestione del caso, ha portato i giudici a riconoscere la responsabilità dell’amministrazione.

Il ricorso dei familiari e il quadro delle carceri italiane


I familiari, assistiti dagli avvocati Pietro Frisani e Chiara Del Buono, si erano rivolti al Tribunale di Catanzaro per la procedura di risarcimento. I legali hanno sottolineato come il loro assistito fosse detenuto in attesa di giudizio e hanno richiamato l’attenzione sul tema più ampio dei suicidi in carcere, fenomeno che negli ultimi anni ha registrato numeri elevati. Una situazione che, secondo i difensori, evidenzia criticità strutturali che riguardano non solo i detenuti, ma anche il personale penitenziario, spesso chiamato a operare in condizioni difficili e con risorse limitate.