Il Castello Ruffo di Amendolea domina l’omonimo borgo nel cuore dell’area grecanica della provincia di Reggio Calabria. La fortezza medievale occupava una posizione altamente strategica, poiché la valle della fiumara Amendolea rappresentava nell’antichità il confine naturale tra i territori di Locri e Reggio. Proprio questa collocazione rese il castello un importante presidio difensivo e militare nel corso dei secoli, al centro delle vicende storiche che interessarono l’intera area meridionale della Calabria.

Origini bizantine e presenza normanna nella storia del maniero

Le origini del castello restano ancora oggi avvolte da diverse ipotesi storiche. Alcuni ritrovamenti archeologici, tra cui monete antiche e i resti di quattro piccole chiese bizantine dedicate alla Santissima Annunziata, Santa Caterina, San Sebastiano e San Nicola, fanno pensare alla presenza di una fortificazione già in epoca bizantina. La costruzione del maniero viene generalmente attribuita al normanno Riccardo di Amendolea, anche se gli studiosi ritengono che la struttura sia stata ampliata e modificata in diverse epoche dai popoli che dominarono il territorio nel Basso Medioevo. La presenza del castello in età normanna è documentata anche dagli studi sulle tecniche costruttive delle parti più antiche della struttura.

Dalle lotte feudali ai resti ancora visibili del castello

Nel XIII secolo il castello sarebbe stato coinvolto nell’opera di demolizione delle fortezze ordinata da Federico II di Svevia nel 1230. Successivamente la struttura fu ricostruita e divenne teatro delle lotte di potere tra le principali famiglie nobiliari del territorio, passando più volte di mano, tra cui alla famiglia Amendolea. Oggi del Castello Ruffo restano soltanto alcune testimonianze della sua antica imponenza: parte delle mura perimetrali, una torre e i resti di quella che un tempo era la cappella frequentata dagli abitanti della fortezza, che secondo le ricostruzioni storiche ospitava circa trecento persone.