Spreco

Ogni settimana ciascun italiano getta nella spazzatura 554 grammi di cibo. Sembrano pochi: meno del peso di un pacco di pasta. Moltiplicati per le 52 settimane dell’anno diventano però quasi 29 chili a persona. In una famiglia di tre componenti significa oltre 86 chili di alimenti comprati, trasportati, conservati e infine buttati.

​I costi della filiera e il peso dello spreco domestico

Il conto complessivo è ancora più impressionante. Nel 2026 lo spreco alimentare lungo l’intera filiera italiana vale oltre 13,5 miliardi di euro e supera i 5,1 milioni di tonnellate. Più della metà del costo, circa 7,3 miliardi, si produce direttamente nelle nostre case. I dati, elaborati dall’Università di Bologna e dall’Osservatorio Waste Watcher, sono stati rilanciati in vista della Giornata internazionale contro le perdite e gli sprechi alimentari del 29 settembre.

​I segnali di miglioramento e la dimensione del fenomeno

Il dato dei 554 grammi risale alla rilevazione effettuata nel febbraio 2026 ed è comunque migliore rispetto all’anno precedente: sono 63,9 grammi in meno a persona ogni settimana. Ma parlare di miglioramento non cambia le dimensioni del problema. Ottanta grammi al giorno, moltiplicati per quasi 59 milioni di abitanti, riempiono ogni anno una montagna di cassonetti.

​Gli alimenti più gettati e gli errori nella conservazione

A finire più spesso nella spazzatura sono soprattutto i prodotti freschi e deperibili: frutta, verdura, pane e alimenti dimenticati in frigorifero. Non perché siano meno apprezzati, ma perché ne compriamo più del necessario, li conserviamo male o li lasciamo scadere aspettando un pasto che non arriverà.

​Il divario generazionale e il ruolo dell'esperienza

Il divario generazionale è netto. I più giovani buttano quasi 800 grammi di cibo a settimana, più del doppio delle persone anziane, ferme a 352 grammi. Dietro questa differenza non sembra esserci una minore sensibilità, ma soprattutto meno esperienza nella gestione della cucina: si dimenticano più facilmente gli alimenti nel frigorifero, si sbagliano le quantità e si recuperano meno gli avanzi. Più che le prediche, a fare la differenza sembrano essere le abitudini imparate nel tempo.

​Il caso dei surgelati e il valore delle porzioni

Un altro dato aiuta a capire il problema: i prodotti surgelati rappresentano appena il 2,2 per cento dello spreco domestico, circa 15 grammi a settimana. Non significa che siano più buoni, più sani o migliori dei prodotti freschi. Si buttano meno semplicemente perché durano più a lungo, sono già divisi in porzioni e consentono di utilizzare soltanto la quantità necessaria.

​Gli errori nell'organizzazione della spesa

Il confronto dimostra che gran parte dello spreco nasce dall’organizzazione della spesa e della cucina. Entriamo nei supermercati senza controllare ciò che abbiamo già in casa, ci lasciamo attirare dalle confezioni più grandi e dalle offerte multiple, riempiamo il frigorifero e poi perdiamo di vista scadenze e avanzi.

​Il paradosso economico e l'impatto ambientale

C’è anche un paradosso difficile da ignorare. Mentre milioni di famiglie riducono gli acquisti a causa dei prezzi, nelle abitazioni italiane continua a finire nella spazzatura cibo per oltre sette miliardi di euro. Non sono soltanto alimenti perduti: sono soldi, acqua, energia, terreno agricolo, imballaggi e lavoro buttati insieme a essi.

​Le soluzioni pratiche per ridurre gli sprechi

Il problema, dunque, non si risolve celebrando il surgelato o demonizzando il fresco. Si risolve comprando meno e meglio, controllando frigorifero e dispensa prima di andare al supermercato, congelando ciò che non consumeremo in tempo e recuperando gli avanzi. Perché quei 554 grammi settimanali, presi uno alla volta, sembrano quasi niente. Alla fine dell’anno diventano 29 chili a testa.