Il tribunale di Catanzaro
Il tribunale di Catanzaro

La Procura Generale di Catanzaro ha presentato ricorso contro l’ordinanza con cui la Corte d’Appello aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dal pubblico ministero avverso una sentenza del Tribunale di Catanzaro. L’atto, depositato il 10 luglio dai sostituti procuratori generali Raffaella Sforza, Andrea Buzzelli, Irene Crea e Annamaria Frustaci, mira a ottenere l’annullamento del provvedimento. Secondo la Procura, la decisione sarebbe fondata su un’errata applicazione delle norme transitorie relative al processo penale telematico. La vicenda riguarda il maxiprocesso “Maestrale-Olimpo-Imperium” contro i clan del Vibonese, nel quale nelle scorse settimane erano state disposte assoluzioni totali o parziali per 35 imputati.

Il nodo dei termini per il deposito telematico

Al centro del ricorso vi è una questione di natura procedurale, ma con possibili conseguenze rilevanti sull’esito del giudizio. La Corte d’Appello aveva ritenuto tardivo l’appello del pubblico ministero, sostenendo che l’atto fosse stato depositato oltre il termine applicabile. Il limite individuato dai giudici era quello del 31 marzo 2025, data collegata all’obbligo di deposito esclusivamente telematico delle impugnazioni contro le sentenze pronunciate con rito abbreviato. La Procura Generale contesta però questa interpretazione, sostenendo che il quadro normativo transitorio sarebbe stato applicato in maniera non corretta e chiedendo quindi una nuova valutazione del provvedimento.

Le difficoltà tecniche del fascicolo digitale

Nel ricorso vengono richiamati anche i problemi tecnici riscontrati nell’utilizzo dell’applicativo ministeriale destinato al deposito telematico degli atti. Il procedimento coinvolge oltre 280 imputati e comprende un fascicolo formato da decine di migliaia di documenti, circostanze che ne avrebbero reso particolarmente complessa la gestione informatica. Secondo la Procura Generale, la formazione del fascicolo telematico sarebbe risultata di fatto impossibile proprio a causa delle dimensioni e della struttura del procedimento. Tale criticità, viene evidenziato, sarebbe stata riconosciuta sia in diversi provvedimenti giurisdizionali sia dal servizio di assistenza informatica, che avrebbe attestato l’impossibilità di operare regolarmente sul fascicolo per la sua particolare complessità e pesantezza.