Incendi, droni e prevenzione: quanto è preparata la Calabria alle estati sempre più estreme?
Il Piano antincendio 2026 punta su Control Room, sorveglianza aerea, analisi del rischio e circa 2.500 operatori. Ma i roghi dell’estate, dal Pollino al Catanzarese, mostrano che tecnologia e mezzi non bastano senza manutenzione del territorio e inte
La Calabria ha costruito negli ultimi anni un apparato antincendio più tecnologico e strutturato rispetto al passato. Ma le estati sempre più calde, secche e ventose stanno alzando continuamente il livello della sfida.
La stagione 2026 lo ha mostrato con chiarezza. A metà luglio i Vigili del fuoco hanno registrato circa 150 interventi in poche ore sull’intero territorio regionale, con situazioni particolarmente difficili nel Cosentino e nel Catanzarese. Sul Pollino, nello stesso periodo, vasti incendi hanno impegnato per giorni squadre a terra e mezzi aerei, arrivando anche a provocare la temporanea chiusura dell’autostrada A2 a causa del fumo.
Il primo bilancio dell’Ente Parco parlava di circa 900 ettari di territorio interessati dalle fiamme tra Morano Calabro, San Basile e Saracena, in condizioni aggravate da temperature elevate, siccità e vento.
Il Piano AIB 2026 cambia approccio
La Regione Calabria ha approvato ad aprile il Piano Antincendio Boschivo 2026, costruito con un’impostazione che cerca di spostare il baricentro dallo spegnimento alla previsione.
Per la prima volta vengono considerati anche scenari climatici di lungo periodo, con proiezioni riferite ai periodi 2031-2070 e 2071-2100. L’obiettivo è riconoscere che il rischio incendio non rappresenta più soltanto un’emergenza stagionale, ma un elemento destinato a condizionare stabilmente la pianificazione del territorio.
Le alte temperature, l’irregolarità delle piogge e la maggiore frequenza di eventi estremi stanno infatti modificando il comportamento dei roghi, aumentando anche il rischio nelle aree agricole e nelle fasce dove boschi e centri abitati entrano in contatto.
Quaranta droni nei periodi più critici
La tecnologia rappresenta uno degli elementi principali della strategia calabrese.
Durante le fasi di massima criticità possono essere impiegati quotidianamente circa 40 droni pilotati per sorvegliare il territorio e fornire informazioni alla Control Room regionale. I velivoli consentono di osservare le zone più vulnerabili, individuare rapidamente anomalie e supportare chi deve decidere dove concentrare uomini e mezzi. Il passaggio successivo dovrebbe essere ancora più ambizioso.
La Regione sta lavorando alla realizzazione di circa 50 hub distribuiti sul territorio dai quali potranno operare droni automatici, capaci di decollare, atterrare e ricaricarsi senza la presenza costante di un pilota.
Sensori termici e intelligenza artificiale
Il progetto dispone di un finanziamento di 5 milioni di euro nell’ambito del Programma Calabria Fesr Fse+ 2021-2027.
I nuovi droni saranno equipaggiati con sensori termici, strumenti meteorologici e sistemi di comunicazione. I dati raccolti dovranno essere elaborati anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale e confluire nel cosiddetto Gemello digitale, la piattaforma tecnologica utilizzata per integrare le informazioni provenienti dal territorio.
L’obiettivo è passare gradualmente da pattugliamenti programmati a una vera sorveglianza continua, riducendo il tempo necessario per individuare un principio di incendio.
Ed è proprio il tempo uno dei fattori determinanti: intervenire su poche decine di metri quadrati di vegetazione in fiamme è molto diverso dal dover affrontare un fronte che, alimentato da vento e siccità, si è già esteso per ettari.
Una Control Room per anticipare il rischio
Il Piano 2026 rafforza anche la Control Room regionale con un gruppo multidisciplinare di analisti specializzati nell’antincendio boschivo.
Il loro compito è incrociare dati meteorologici, caratteristiche della vegetazione, informazioni storiche sugli incendi, segnalazioni e osservazioni provenienti dai droni per elaborare scenari di rischio e indicazioni operative.
I Comuni possono inoltre utilizzare nuove mappe dedicate alle zone di interfaccia urbano-rurale, quelle nelle quali un incendio boschivo può trasformarsi rapidamente in una minaccia diretta per abitazioni e persone.
Sul territorio oltre 2.500 operatori
La tecnologia, tuttavia, funziona soltanto se alle segnalazioni segue una risposta concreta.
La campagna antincendio 2026 di Regione Calabria e Calabria Verde prevede un dispositivo formato da oltre 2.500 operatori, con mezzi e presidi distribuiti sul territorio.
Il sistema comprende squadre dotate di pick-up e autobotti, mezzi aerei regionali, Vigili del fuoco, Calabria Verde, volontari di Protezione civile, Carabinieri Forestali e, quando necessario, l’intervento della flotta aerea nazionale.
Nei periodi più difficili il dispositivo dei Vigili del fuoco viene inoltre rafforzato. Nel Piano 2026 è stato indicato un potenziamento del 40% delle unità nelle fasi di maggiore criticità grazie alla collaborazione con Calabria Verde.
Quando il territorio diventa difficile da raggiungere
I grandi incendi dell’estate mostrano però il limite che nessuna tecnologia può cancellare: la conformazione fisica della Calabria.
Sul Pollino, ad esempio, alcuni fronti sono rimasti attivi per più giorni in zone particolarmente impervie, dove le squadre a terra avevano possibilità di intervento molto ridotte e il contrasto alle fiamme dipendeva in larga parte dai Canadair e dagli altri mezzi aerei.
Quando un incendio raggiunge queste dimensioni, anche una macchina operativa efficiente entra in una fase estremamente complessa. Per questo la vera partita si gioca prima.
Prevenzione significa anche pulire il territorio
Droni, intelligenza artificiale e sale operative possono individuare un incendio. Non possono però eliminare la vegetazione secca accumulata lungo strade, terreni abbandonati e zone di interfaccia.
La prevenzione passa anche dalla gestione del combustibile vegetale, dalla pulizia delle scarpate, dalla realizzazione e manutenzione delle fasce tagliafuoco e dalla cura delle aree rurali più vulnerabili.
Il Piano regionale attribuisce proprio alla gestione preventiva della vegetazione un ruolo centrale, concentrando gli interventi nelle zone considerate maggiormente esposte.
È uno degli aspetti sui quali diventa essenziale il ruolo dei Comuni e dei proprietari dei terreni.
I Comuni sono un anello decisivo
Nel giugno 2026 la Regione ha convocato i sindaci calabresi per chiarire competenze, obblighi e responsabilità nella campagna antincendio.
Il sistema regionale può mettere a disposizione mappe, tecnologie, squadre e supporto operativo, ma una parte rilevante della prevenzione resta legata alla capacità dei territori di mantenere pulite le aree a rischio, predisporre gli strumenti di protezione e intervenire prima che arrivi la fase più critica dell’estate.
Il punto debole può quindi trovarsi proprio nella distanza tra una pianificazione regionale sempre più avanzata e la concreta capacità di attuarla in centinaia di territori diversi.
Anche altre Regioni arrivano in supporto
La pressione della stagione estiva richiede inoltre rinforzi esterni. Dal primo al 28 agosto una colonna mobile del Corpo volontari antincendi boschivi del Piemonte è stata destinata alla Calabria nell’ambito degli accordi interregionali di collaborazione, con base operativa a Scalea e particolare attenzione all’area del Pollino.
È la dimostrazione di come, nei periodi più impegnativi, la lotta agli incendi richieda una capacità di mobilitazione che supera i confini regionali.
Il problema degli incendi dolosi
C’è poi un elemento che rende la prevenzione ancora più complessa: una parte degli incendi non nasce da condizioni naturali.
Il sistema “Tolleranza Zero” è stato costruito anche con una funzione di deterrenza e controllo, affiancando l’attività tecnologica a quella investigativa dei Carabinieri Forestali.
Un drone può rendere più difficile agire senza essere osservati e può fornire informazioni preziose, ma la repressione resta soltanto una parte della soluzione.
Il vero obiettivo è impedire che un innesco, volontario o colposo, possa trasformarsi in un incendio incontrollabile.
La Calabria è più preparata, ma il rischio cresce più velocemente
Alla domanda se la Calabria sia preparata alle estati sempre più estreme, la risposta non può essere semplicemente positiva o negativa.
Rispetto al passato esiste una struttura più articolata: Control Room, droni, mappe di rischio, analisti AIB, strumenti previsionali, squadre specializzate, mezzi aerei, volontariato e una programmazione che per la prima volta guarda anche agli scenari climatici dei prossimi decenni. Ma contemporaneamente aumenta la difficoltà della sfida.
Vincere significa spegnere meno incendi
I roghi che hanno colpito il Pollino e altre zone della regione dimostrano che anche un sistema tecnologicamente avanzato può essere messo sotto pressione quando si sommano siccità, vento, temperature elevate, territori impervi e numerosi incendi contemporanei.
Il vero salto di qualità non sarà quindi avere più Canadair quando le montagne sono già in fiamme.
Sarà riuscire a individuare un principio di incendio in pochi minuti, ridurre il materiale combustibile prima dell’estate, presidiare le zone più esposte, far rispettare gli obblighi di prevenzione e costruire una collaborazione stabile tra Regione, Comuni e cittadini.
I droni possono vedere il fuoco prima dell’uomo. Ma per rendere la Calabria realmente più resistente alle estati del futuro servirà soprattutto evitare che quel fuoco trovi ogni anno un territorio pronto a bruciare.