Nuovi elementi contribuiscono a ricostruire quanto accaduto nella notte tra il 9 e il 10 agosto alla discoteca Il Castello di Sangineto, dove ebbero origine gli eventi culminati nella morte di Antonio Perrotta, 34 anni. A soffermarsi sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza è stato il giornalista Pietro Comito, che ha ricostruito alcuni passaggi precedenti allo scontro verificatosi successivamente all'esterno della struttura.

Un primo elemento emerge con chiarezza: Perrotta quella sera si trovava nel locale come cliente e non come addetto alla sicurezza. Le immagini lo mostrerebbero al bar mentre trascorre la serata normalmente. Un aspetto sul quale è intervenuto anche il procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi, titolare delle indagini, precisando che allo stato non risulta fondata la notizia secondo cui la vittima svolgesse un'attività lavorativa all'interno della discoteca o che la vicenda fosse collegata a un suo presunto ruolo professionale.

Secondo la ricostruzione illustrata da Comito, all'interno del locale sarebbe nato un alterco tra Perrotta e i fratelli Domenico e Umberto Orsino. La situazione sarebbe stata immediatamente contenuta dagli addetti alla sicurezza. Le immagini mostrerebbero i due fratelli accompagnati all'esterno senza particolari difficoltà, mentre Perrotta, arrivato in prossimità dell'uscita, sarebbe stato trattenuto e riportato dentro proprio per evitare un nuovo contatto.

Lo scontro fuori dall'area coperta dalle telecamere

È al di là delle transenne e in una zona non coperta dalle telecamere che, secondo quanto finora ricostruito dagli investigatori, si sarebbe consumato il momento decisivo della tragedia.

Nel provvedimento di fermo disposto dalla Procura di Paola sulla base dei primi accertamenti della Polizia di Stato, Perrotta sarebbe stato colpito violentemente al volto, cadendo e battendo il capo. Le responsabilità individuali e la dinamica definitiva restano naturalmente oggetto del procedimento giudiziario e dovranno essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza delle persone coinvolte.

Dopo la caduta, il 34enne sarebbe stato soccorso e, apparendo inizialmente in grado di riprendersi, accompagnato in automobile verso casa. Durante il tragitto le sue condizioni sarebbero però precipitate. Da qui il trasferimento all'ospedale di Cetraro e successivamente, in elisoccorso, all'Annunziata di Cosenza, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Antonio Perrotta è morto alle 4:42 del 10 agosto.

L'autopsia e gli ulteriori accertamenti investigativi saranno decisivi per completare il quadro.

Non solo il singolo locale: il problema della sicurezza nella notte

Dalla ricostruzione di Comito emerge però anche una riflessione che supera il singolo fatto di cronaca. All'interno del Castello, secondo quanto documentato dalle immagini disponibili, l'intervento degli addetti alla sicurezza avrebbe evitato che la situazione degenerasse. La tragedia si sarebbe consumata successivamente, all'esterno.

Ed è proprio su ciò che accade fuori dai locali, nelle strade, nei parcheggi e nelle aree frequentate da centinaia di giovani durante le notti estive, che si apre un interrogativo più ampio.

A Sangineto, soltanto poche settimane prima, il 28 giugno, un altro grave episodio si era verificato nei pressi di una diversa discoteca, con una sparatoria che aveva provocato due feriti. Due vicende differenti, ma sufficienti a riportare al centro il tema dell'ordine e della sicurezza pubblica lungo il Tirreno cosentino.

Il Castello è stato sospeso per 15 giorni con un provvedimento del questore di Cosenza Antonio Borelli, adottato, come precisato dallo stesso questore, indipendentemente dall'accertamento di eventuali responsabilità dell'esercente.

Una circostanza che pone un ulteriore interrogativo: fino a dove può arrivare l'azione di un imprenditore che gestisce un'attività di intrattenimento e dove, invece, deve iniziare una presenza più visibile e strutturata delle istituzioni sul territorio?

Il tema non riguarda soltanto le discoteche, ma l'intero sistema della movida e dell'economia turistica. I locali sono imprese, creano occupazione e servizi e, in alcuni casi, sono stati essi stessi bersaglio della criminalità. Il Castello, come ricordato nella ricostruzione, figura inoltre come parte lesa in procedimenti contro la criminalità organizzata del Tirreno cosentino e in passato avrebbe subito anche atti intimidatori.

La morte di Antonio Perrotta impone dunque di guardare oltre il singolo episodio. I provvedimenti emergenziali possono essere necessari, ma non possono rappresentare l'unica risposta. La domanda che resta è più profonda: quanto una presenza visibile e costante delle forze dell'ordine nelle zone della movida potrebbe prevenire escalation di violenza e modificare la percezione stessa della sicurezza?

È su questo terreno che la tragedia di Sangineto lascia una questione aperta. Non soltanto ricostruire ciò che è avvenuto e accertare le responsabilità, compito della magistratura, ma comprendere cosa possa essere fatto perché una notte di svago non si trasformi mai più in una tragedia.