Vernice rossa al Consiglio regionale: assolti gli attivisti
Si chiude la vicenda della protesta del 2019 a Reggio Calabria: il collettivo Fem.In rivendica la battaglia sui diritti e la rappresentanza delle donne
Nell’aprile del 2019 un’azione dimostrativa davanti a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria a Reggio Calabria, attirò grande attenzione. Due attivisti versarono vernice rossa sulle scale dell’edificio e lasciarono un manichino parzialmente ricostruito, come gesto simbolico durante il dibattito sulla legge relativa alla doppia preferenza di genere, che alla fine non venne approvata. Per quell’episodio scattò un procedimento penale con accuse legate al danneggiamento e all’interruzione di funzione pubblica.
Le assoluzioni in tribunale
A distanza di anni, la vicenda giudiziaria si è conclusa con due assoluzioni. Nell’aprile 2024 il Tribunale di Reggio Calabria aveva già escluso responsabilità per uno degli imputati, stabilendo che il fatto non sussisteva. Oggi è arrivata anche l’assoluzione dell’altra persona coinvolta, al termine del processo celebrato con rito ordinario. Entrambi erano difesi dall’avvocato Francesco Acciardi.
La posizione del collettivo Fem.In
Dopo la sentenza, il collettivo Fem.In ha diffuso una nota in cui rivendica il significato politico della protesta, definendola una denuncia contro le disuguaglianze e la condizione delle donne in Calabria. Secondo il gruppo, il gesto voleva accendere i riflettori su problemi strutturali ancora irrisolti, come la carenza di servizi, il sostegno insufficiente ai centri antiviolenza e una rappresentanza politica ritenuta inadeguata. L’assoluzione, per il collettivo, rafforza la legittimità della loro battaglia, che dichiarano di voler proseguire.