Si inasprisce il confronto sul futuro della bonifica del Sin di Crotone dopo la decisione di Eni Rewind di sospendere, dall’8 gennaio, le attività di scavo nella discarica fronte mare dell’area ex Pertusola. Una scelta che Provincia e Comune hanno definito di estrema gravità, ritenendo inaccettabili ulteriori rinvii e ribadendo il no a qualsiasi ipotesi di smaltimento in loco dei rifiuti contaminati.

La posizione di Eni Rewind e il quadro normativo

Eni Rewind ha replicato chiarendo che lo stop era dovuto a un obbligo previsto dal decreto ministeriale che ha autorizzato il progetto di bonifica. In presenza di nuove contaminazioni, la società è tenuta a informare gli enti competenti affinché valutino la necessità di una variante progettuale. Una procedura ritenuta indispensabile per individuare modalità corrette di gestione dei materiali contenenti Tenorm, per i quali non risultano disponibili impianti autorizzati allo smaltimento né in Italia né all’estero.

Tenorm e assenza di impianti di smaltimento

Secondo quanto spiegato dalla società, la presenza di Tenorm non era prevista dal progetto autorizzato per la discarica ex Pertusola. Si tratta di materiali contenenti radionuclidi di origine naturale in concentrazioni superiori ai livelli ambientali, legati alle storiche attività industriali dell’area, dalla produzione di fertilizzanti fosfatici gestita da Montecatini e successivamente Montedison, fino alle lavorazioni dei metalli riconducibili a Pertusola. Le discariche utilizzate finora per la bonifica, in Italia per i rifiuti non pericolosi e in Svezia per quelli pericolosi, non possono ricevere materiali con Tenorm.

Le verifiche europee e il ruolo del Prefetto

Eni Rewind ha inoltre riferito che lo scouting effettuato nel 2025 a livello europeo ha confermato l’assenza di discariche idonee, come comunicato al Ministero dell’Ambiente e agli enti competenti il 30 settembre 2025. Proprio in quella data la società ha chiesto al Prefetto di Crotone la convocazione della commissione prevista dal decreto legislativo 101 del 2020, per valutare le opzioni percorribili nel rispetto delle norme di radioprotezione e sicurezza pubblica. Gli esiti serviranno a definire l’eventuale variante del progetto, da sottoporre alla Conferenza dei Servizi ministeriale.

Soil mixing e attività che proseguono

La società ha inoltre precisato che l’intervento di soil mixing non è collegato agli scavi nell’area ex Pertusola, ma è oggetto di approfondimenti tecnici separati con gli enti. Nel frattempo, Eni Rewind ha assicurato la prosecuzione delle attività nella cosiddetta zona Gessi, nell’area interna del sito, dove sono stimati circa 130 mila tonnellate di rifiuti, oltre alle operazioni di monitoraggio previste dal progetto approvato. Una posizione che non placa le preoccupazioni delle istituzioni locali, determinate a ottenere certezze su tempi, modalità e destino finale dei materiali contaminati.