Latte, carne e filiere produttive: Aceto lancia l’allarme sul futuro dell’agricoltura calabrese
Il presidente di Coldiretti Calabria interviene nel dibattito aperto da Calabria News 24 e chiede strumenti, infrastrutture e tutela dei produttori
Nel confronto aperto da Calabria News 24 sullo stato e sulle prospettive della produzione agricola regionale, è intervenuto il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, offrendo una lettura articolata delle difficoltà che stanno attraversando alcuni comparti chiave, a partire dalla zootecnia da latte. Un intervento che mette insieme dati di mercato, criticità strutturali e una richiesta chiara di politiche di sostegno mirate.
Il latte tra equilibrio e rischio collasso
Secondo Aceto, le stalle da latte hanno vissuto due anni relativamente tranquilli sul piano economico, con costi di produzione adeguatamente remunerati. In questo periodo gli imprenditori hanno potuto pagare gli ammortamenti di competenza derivanti dai continui investimenti che una azienda zootecnica deve realizzare grazie a un equilibrio di mercato che, a livello europeo, ha compensato domanda e offerta.
Da alcuni mesi, però, lo scenario è cambiato. L’aumento della produzione di latte da parte delle aziende (+6%/7% in Germania e Francia, + 10% in alcune regioni del nord Italia, spiega Aceto, ha innescato un meccanismo tipico della legge di mercato: più cresce l’offerta, più diminuisce il prezzo. Il risultato è stato un crollo dei prezzi alla stalla che rischiava di diventare una caduta libera.
Il tavolo sul prezzo e l’allarme a Roma
Per arginare questa dinamica, Coldiretti ha sollecitato l’apertura di un tavolo che ha consentito di frenare il prezzo del latte a 53 euro per ettolitro per il primo trimestre 2026, contro i 60 euro precedenti. Una riduzione significativa, che tuttavia ha evitato conseguenze peggiori.
Aceto rivendica, l’importanza del lavoro condotto dal suo presidente nazionale Ettore Prandini, di aver chiamato in causa direttamente il ministro Lollobrigida, sottolineando che senza un intervento tempestivo il rischio sarebbe stato il collasso delle aziende zootecniche. Un rischio che in Calabria è ancora più alto, perché produrre latte costa di più rispetto ad altre regioni italiane.
Carne e concorrenza extraeuropea
Diverso, secondo il presidente di Coldiretti Calabria, il discorso che riguarda il comparto della carne. Qui la preoccupazione principale è legata alla possibile immissione sul mercato di carne extraeuropea, caratterizzata da costi più bassi e standard qualitativi inferiori rispetto a quelli italiani. Un’eventualità che potrebbe mettere ulteriormente sotto pressione gli allevatori locali e l’intero sistema di qualità costruito negli anni, motivo per cui siamo fortemente preoccupati per una eventuale sottoscrizione da parte della Presidente della Commissione europea Ursola Von Der Leyen dell’accordo commerciale di libero scambio con i paesi del Mercosur, senza l’introduzione di criteri di salvaguardia.
Filiera corta e ruolo dell’agricoltura
Aceto chiarisce anche un punto spesso frainteso: la filiera corta non significa necessariamente piccolo. Il nodo centrale è che i processi produttivi dovrebbero restare il più possibile in mano alla parte agricola. Quanto più l’agricoltura riesce a concentrarsi all’interno della filiera corta, tanto più diventa possibile controllare e rendere trasparenti tutti i passaggi, dalla produzione alla trasformazione fino al consumo.
Competitività, infrastrutture e logistica
Guardando al futuro del latte e più in generale dell’agricoltura calabrese, Aceto riconosce che ogni azienda deve essere competitiva. Ma questa competitività, avverte, non può essere lasciata solo alle forze del mercato. Politica e imprenditori devono individuare strumenti capaci di ottimizzare le aziende, rendendole sostenibili dal punto di vista economico e ambientale, indirizzando le prossime risorse della programmazione rurale ad investimenti mirati all’ottimizzazione e controllo delle gestioni, al benessere animale e alla tutela dell’ambiente, nonché all’ottimizzazione dei processi della logistica. Produrre in Calabria, sottolinea, non è come farlo in Emilia Romagna: le distanze, le carenze infrastrutturali e i costi aggiuntivi rendono indispensabile un sostegno concreto alle organizzazioni agricole.
Il ruolo degli agricoltori secondo la Regione
Nel dibattito interviene anche l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, che ha voluto rimarcare l’impegno e il ruolo strategico degli agricoltori calabresi. Gallo ha sottolineato come, nonostante difficoltà strutturali e condizioni di mercato complesse, gli agricoltori abbiano continuato a garantire produzioni di qualità, presidio del territorio e sicurezza alimentare.
Secondo l’assessore, gli sforzi fatti dal comparto meritano di essere accompagnati da politiche regionali e nazionali che riconoscano il valore economico e sociale dell’agricoltura calabrese, sostenendo investimenti, innovazione e organizzazione delle filiere.
Una sfida che riguarda l’intero sistema
Le parole di Aceto e Gallo convergono su un punto centrale: il futuro dell’agricoltura calabrese non può essere affidato solo alle dinamiche di mercato. Servono scelte politiche, infrastrutture adeguate e strumenti che permettano alle aziende di reggere la concorrenza, evitando che settori strategici come il latte e la carne vengano travolti da crisi che rischiano di diventare irreversibili.