Protesta degli agricoltori, Francesco Napoli: «Non basta il gasolio, va riequilibrata la filiera»
Il vicepresidente nazionale di Confapi e consigliere del CNEL chiede interventi sui costi di produzione, sui rapporti con la grande distribuzione e una strategia per valorizzare il chilometro zero, soprattutto in Calabria

Il caro gasolio è soltanto una parte del problema che attraversa il settore agricolo. A pesare sulle imprese sono anche l’aumento dei fertilizzanti, dell’energia e dei trasporti, a fronte di ricavi spesso insufficienti a coprire i costi. È questa la riflessione di Francesco Napoli, vicepresidente nazionale di Confapi, presidente di Confapi Calabria e consigliere del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), intervenuto sulle proteste degli agricoltori.
Dal campo agli scaffali, il nodo dei prezzi
Al centro dell’analisi c’è la distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare. Napoli richiama l’esempio dei pomodori, che secondo quanto afferma possono essere pagati all’agricoltore 60 centesimi al chilogrammo e arrivare nella grande distribuzione a costare cinque o sei volte tanto. Una differenza che, pur considerando le spese di trasporto, confezionamento e commercializzazione, pone interrogativi sulla remunerazione effettiva di chi produce. A questa criticità si aggiunge il costo dei concimi, legato anche al prezzo del gas naturale e alle materie prime sui mercati internazionali. Gli agricoltori, sottolinea Napoli, subiscono rincari sui quali hanno scarso potere contrattuale, senza riuscire sempre a trasferirli sui prezzi di vendita.
Grande distribuzione e rispetto dei diritti
Il vicepresidente di Confapi invita inoltre ad aprire una riflessione sul ruolo della grande distribuzione organizzata, richiamando le inchieste che interessano alcune realtà del settore e le contestazioni relative a presunte irregolarità nei rapporti di lavoro e a fenomeni di sfruttamento. Napoli precisa di non voler generalizzare, ma chiede che eventuali abusi siano contrastati e che la competitività non si fondi sulla compressione dei diritti dei lavoratori o dei margini delle aziende agricole. Tra le priorità indicate figurano il rispetto dei contratti, la legalità e rapporti commerciali più equilibrati.
La strategia per il chilometro zero
Per affrontare la crisi, secondo Napoli, non bastano misure emergenziali sul carburante. Serve una politica strutturata a sostegno del chilometro zero, attraverso reti di produttori, mercati agricoli organizzati, piattaforme logistiche condivise e accordi con ristorazione, turismo, mense pubbliche e distribuzione locale. Ridurre i passaggi intermedi non necessari, nelle intenzioni della proposta, potrebbe favorire una migliore remunerazione dei produttori e offrire ai consumatori alimenti freschi, tracciabili e a prezzi sostenibili.
Calabria, agricoltura e sviluppo del territorio
Il tema assume un significato particolare per la Calabria, che dispone di produzioni agricole diversificate ma, secondo Napoli, non sempre riesce a trattenere sul territorio una quota adeguata della ricchezza generata. Rafforzare i legami tra agricoltura, piccole imprese, commercio e turismo potrebbe contribuire a creare occupazione e nuove opportunità per i giovani. L’appello finale è rivolto alle istituzioni: contenere i costi di gasolio e fertilizzanti, rafforzare il potere contrattuale dei produttori e contrastare le pratiche commerciali sleali. L’obiettivo, conclude Napoli, è riportare al centro dell’azione politica l’economia reale e la dignità di chi lavora per produrre il cibo.