La Calabria resta in fondo alla classifica italiana dei redditi dei commercialisti. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione nazionale della categoria sui redditi professionali dal 2007 al 2023, che evidenzia come la provincia di Reggio Calabria registri il dato più basso d’Italia.

Nel 2023, infatti, il reddito medio dei commercialisti reggini si è fermato a 33.698 euro annui, contro i 164.288 euro della provincia autonoma di Bolzano, che guida invece la graduatoria nazionale. Un divario enorme che conferma le profonde difficoltà economiche e professionali che ancora caratterizzano vaste aree del Mezzogiorno.

Il report sottolinea come il gap tra Sud e Nord si sia ridotto negli ultimi anni, passando dal 62,3% al 57,4%, ma il riequilibrio resta ancora lontano. La situazione calabrese continua infatti a rappresentare una delle aree più fragili del sistema professionale italiano.

Crescono i redditi ma l’inflazione cancella i progressi

Secondo lo studio, tra il 2007 e il 2023 il reddito medio dei commercialisti italiani è aumentato del 34,8% in termini nominali. Una crescita però inferiore all’inflazione registrata nello stesso periodo, salita al 38,4%.

L’analisi evidenzia inoltre differenze significative anche all’interno della stessa professione. I redditi medi dei dottori commercialisti sono cresciuti del 40%, mentre quelli dei ragionieri si sono fermati al 23%.

Nel 2023 il reddito medio dei dottori commercialisti ha raggiunto quota 88.366 euro, mentre quello dei ragionieri si è attestato a 60.943 euro. Una distanza che nel tempo si è ulteriormente ampliata.

Il peso delle difficoltà economiche del territorio

I numeri fotografano una realtà che in Calabria appare strettamente collegata al contesto economico generale. La debolezza del tessuto imprenditoriale, il numero ridotto di grandi aziende e la minore capacità produttiva del territorio finiscono inevitabilmente per incidere anche sui redditi delle professioni economico-contabili.

Il dato di Reggio Calabria assume quindi un significato che va oltre la singola categoria professionale e racconta le difficoltà strutturali di un sistema economico che continua a faticare nel confronto con le aree più sviluppate del Paese.

Nel dossier emerge inoltre, per la prima volta, anche l’analisi del divario retributivo tra uomini e donne. L’indice del “gender pay gap” presenta le differenze più elevate nelle province di Genova, Bolzano e Imperia, mentre i livelli più contenuti si registrano ad Agrigento, Ragusa, Rieti e Matera.